Oltre 520mila procedure mini-invasive eseguite ogni anno nei 254 laboratori di emodinamica italiani non rappresentano soltanto un consuntivo d’eccellenza: costituiscono prima di tutto un’imponente infrastruttura di dati sanitari, fondamentale per trasformare la pratica clinica quotidiana in evidenza scientifica certificata e guidare l’applicazione delle nuove regole europee. E’ quanto si legge in una nota.
E’ stato uno dei temi al centro del confronto promosso dalla Società italiana di cardiologia interventistica (Gise) e dalla Fondazione Gise in occasione del 47esimo Congresso nazionale, che si è svolto a Milano. Alla tavola rotonda intitolata ‘Dal dato clinico all’evidenza: ricerca scientifica, EHDS e innovazione MedTech’, clinici, istituzioni, esperti di diritto e mondo dell’industria si sono confrontati per affrontare una delle sfide più affascinanti e complesse: il passaggio dall’attività clinica alla real-world evidence all’interno del nuovo Spazio Europeo dei Dati Sanitari (Ehds), definito dal Regolamento Ue 2025/327. Questo quadro normativo comune rivoluziona la circolazione delle informazioni sanitarie nell’Unione Europea, anche quelle relative alla cardiologia interventistica, garantendo una cornice sicura, uniforme e trasparente per il riuso dei dati clinici a fini di ricerca scientifica, programmazione sanitaria e valutazione delle nuove tecnologie.
“La cardiologia interventistica- ha spiegato il direttore dell’Unità di Cardiologia Interventistica dell’ospedale Santa Maria di Bari e presidente Gise, Alfredo Marchese- rappresenta una disciplina giovane e in evoluzione travolgente, dove le tecniche mini-invasive consentono di trattare patologie complesse senza aprire il torace, garantendo terapie salvavita ampiamente diffuse anche nei centri pubblici dell’intero territorio nazional. In una branca che non si ferma mai e che applica soluzioni tecnologiche sempre più avanzate, la raccolta sistematica dei numeri di attività non risponde più soltanto a un’esigenza statistica o di consuntivo annuale”. Attraverso la rete dei 254 laboratori attivi nel Paese, Gise ha censito nell’anno precedente (2025) un totale complessivo di 520.438 procedure, che comprendono 318.121 coronarografie, 160.035 angioplastiche e una quota record di 14.409 Tavi di sostituzione valvolare aortica, a cui si aggiungono 2.251 riparazioni o sostituzioni della valvola mitrale, 592 trattamenti sulla tricuspide (+23%), 4.690 chiusure del forame ovale pervio (Pfo) e 2.688 chiusure dell’auricola sinistra. A questi volumi si aggiungono 42.282 procedure diagnostiche, di imaging intracoronarico e valutazione funzionale. “La vera forza di questo enorme patrimonio informativo- ha sottolineato Marchese- sta nel dimostrare che quello che si fa ogni giorno nelle sale di emodinamica è corroborato dalla corretta pratica clinica, verificando che un paziente trattato in un ospedale italiano riceva la medesima qualità e la stessa aderenza alle linee guida europee di chi viene curato a Parigi o Londra”.
Con l’entrata in vigore dell’Ehds, l’infrastruttura dei registri Gise si candida a diventare un banco di prova e un modello nazionale di collaborazione trasparente tra società scientifiche e MedTech. In quest’ottica, la disponibilità di dati reali certificati e di altissima qualità diventa anche il presupposto imprescindibile per l’addestramento e lo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale in ambito cardiologico: algoritmi avanzati in grado di supportare la diagnosi precoce, personalizzare i percorsi di cura e stimare con estrema precisione l’efficacia dei trattamenti. “La qualità e la governance del dato sanitario- ha inoltre detto il presidente Gise- devono infatti essere progettate fin dall’inizio, secondo criteri di tutela della privacy e valore scientifico, garantendo la massima accuratezza dei dati clinici affinché l’intelligenza artificiale possa operare in modo sicuro, etico e realmente affidabile a supporto del medico e del paziente. La cardiologia interventistica è in continua ricerca e in costante evoluzione quotidiana. Oggi le nostre procedure mini-invasive rappresentano uno standard terapeutico consolidato nei centri pubblici italiani. Ma i dati non servono solo a misurare i volumi: ci dicono che stiamo applicando la giusta pratica clinica raccomandata dalle linee guida europee, azzerando le differenze di trattamento”.
“Nel nuovo scenario tracciato dal regolamento europeo Ehds, il dato clinico diventa un bene comune e un’infrastruttura strategica per la programmazione e la valutazione delle tecnologie. Insieme alle istituzioni, ai giuristi e all’industria- ha concluso Alfredo Marchese- vogliamo guidare una governance trasparente in cui la qualità della raccolta dati si traduca direttamente in un beneficio concreto per la salute dei cittadini”. Tra le principali novità di questa edizione, i ‘Next Gen Hands On’, sessioni pratiche dedicate ai giovani interventisti per l’addestramento diretto su tecniche e dispositivi di ultima generazione, e le sessioni ‘Gise Interventional’ e ‘Gise Innovation’.Â
