Conoscere il profilo molecolare del tumore per colpirlo con terapie mirate: questa è la sfida della medicina personalizzata, che vede schierati fianco a fianco patologi e oncologi. Se ne è parlato a Biella in occasione dell’incontro “La medicina personalizzata: il patologo in prima linea”, organizzato presso la Fondazione Edo ed Elvo Tempia, in collaborazione con Qiagen.
I test molecolari sono oggi alla base di diagnosi e trattamento: tra quelli attualmente eseguiti in routine in Italia ci sono il test EGFR nel tumore polmonare, il test KRAS nel tumore del colon-retto e il test BRAF nel melanoma. Per il futuro gli esperti puntano sulle nuove tecnologie di analisi molecolare e sulla qualità dei risultati. Accuratezza e affidabilità dei test sono la chiave per permettere corrette decisioni di trattamento. “L’oncologia molecolare è il futuro della lotta ai tumori e rappresenta un ambito di importante impegno per la Fondazione Edo ed Elvo Tempia. Oggi abbiamo a disposizione test e strumenti diagnostici che ci permettono di rilevare le caratteristiche geniche del tumore e di colpirle in modo mirato, per raggiungere risultati terapeutici che fino a pochi anni fa non erano nemmeno immaginabili. – commenta Paolo Bagnasacco, Direttore Sanitario della Fondazione Edo ed Elvo Tempia – Incontri come quello di oggi coinvolgono patologi e oncologi per definire insieme priorità, prospettive e opportunità. Il laboratorio di analisi ha un ruolo nuovo e la professione del patologo è profondamente cambiata: oggi il patologo è sempre più in prima linea insieme all’oncologo per offrire ai pazienti il miglior trattamento possibile”.
Concorda Nicola Normanno, Direttore del Dipartimento di Ricerca dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale di Napoli: “Oggi l’inquadramento terapeutico del paziente oncologico richiede una adeguata caratterizzazione molecolare e questo pone in primo piano l’importanza di garantire a ciascun paziente il miglior profilo molecolare possibile, attraverso accuratezza e qualità dei test effettuati. I risultati delle analisi molecolari dipendono da numerose variabili, che richiedono la massima attenzione e precisione fin dalle prime fasi di preparazione dei campioni. L’ampliamento negli ultimi anni del ventaglio di opzioni terapeutiche mirate a specifiche caratteristiche geniche del tumore impone la definizione di metodiche di analisi mutazionale sempre più sensibili e specifiche, per poter fornire all’oncologo risultati certi su cui basare le valutazioni e decisioni di trattamento. Questo scenario richiede anche la messa a punto di sistemi di controllo della qualità e di monitoraggio costante delle metodiche e dei risultati della diagnostica molecolare. A tale riguardo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e la Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica (SIAPEC) hanno attivato un efficace programma di controllo della qualità dei test molecolari e possiamo sicuramente affermare che in questo settore il nostro paese è all’avanguardia rispetto alla maggioranza dei paesi europei”.
Conclude Renzo Boldorini, Professore Associato di Anatomia Patologica, Università Amedeo Avogadro Novara: “In futuro sempre più tumori saranno trattati con terapie biologiche mirate a colpire particolari geni tumorali e questo si accompagnerà a tecniche di analisi molecolare sempre più sofisticate e sensibili, ma anche a procedure sempre meno invasive per il prelievo dei tessuti tumorali. Oggi abbiamo a disposizione metodiche che permettono di effettuare la diagnosi molecolare anche su capioni critici di tessuto, che sono stati prelevati o fissati in maniera impropria. È importante che anche questi campioni non siano esclusi e che l’oncologo possa avere risultati molecolari certi e accurati su cui basare le decisioni di trattamento.L’oncologia medica deve continuare ad evolversi di pari passo alla diagnostica molecolare per consentire concreti passi avanti nella lotta ai tumori nei prossimi anni”.
