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Due lavori appena pubblicati partono da punti di vista diversi e arrivano alla stessa conclusione. In sanità l’intelligenza artificiale (IA) può accelerare molte attività ma si aspetta il parere del medico
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Pazienti: il 63% non accetta risposte senza revisione medica
Uno studio della Columbia University School of Nursing, pubblicato il 14 ottobre 2026 su JAMA Network Open, ha coinvolto 1.185 adulti statunitensi sull’uso dell’IA nei portali sicuri dei pazienti. Il 63% non approverebbe risposte mediche generate dall’IA senza il controllo di un medico.
Logistica sì, domande cliniche no
Per prenotazioni e rinnovo delle prescrizioni il 57% preferisce una risposta rapida dell’IA. Per le domande di natura medica, due terzi dei partecipanti aspetterebbero fino a 48 ore pur di avere la revisione di un medico o di un infermiere.
Salute mentale: prevale il terapeuta umano
Il 64% si rivolgerebbe a un terapeuta qualificato anche con tre mesi di attesa. Il consenso scende al 50% per un chatbot supervisionato da un terapeuta, disponibile entro un mese, e al 44% per un chatbot solo IA, disponibile subito. Chi ha subito discriminazioni in ambito sanitario risulta più incline ad accettare risposte dell’IA, spiega l’autrice principale Natalie Benda.
Medici: la diagnosi si può delegare, la responsabilità no
Nel commento pubblicato sugli Annals of Internal Medicine, Andrew S. Parsons (University of Virginia) e Adam Rodman (Harvard Medical School) riconoscono che l’IA già eguaglia o supera i medici in alcuni compiti, come formulare diagnosi da cartelle cliniche.
Scegliere la cura non ha una sola risposta giusta
Decidere trattamenti, esami e follow-up significa stabilire quali rischi un paziente debba accettare. Linee guida e trial riflettono le popolazioni studiate, mentre i pazienti reali hanno comorbidità, vincoli sociali e obiettivi propri. Scostarsi dalla risposta tecnicamente corretta è spesso buona pratica, e qualcuno deve risponderne.
Chi risponde dell’esito
Secondo gli autori, il compito centrale del medico è assumersi il rischio di agire nell’incertezza e rispondere delle conseguenze. Chi sa di dover rivedere il paziente valuta anche come preservare il rapporto se le cose vanno male. L’IA migliorerà i dati su cui si decide, ma non può farsi carico di ciò che accade dopo. A convivere con gli esiti è il paziente, non il computer.
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JAMA Network Open: “Public Perceptions of Timeliness for AI Use and Human Oversight”. DOI: 10.1001/jamanetworkopen.2026.39048
Annals of Internal Medicine: DOI: 10.7326/ANNALS-26-02478
