I ricercatori hanno riscontrato un elevato grado di concordanza tra le decisioni di invio a specialisti per la cataratta basate su immagini acquisite da smartphone e analizzate a distanza e quelle prese da oftalmologi che visitano i pazienti di persona presso i centri oculistici rurali.
Questa scoperta potrebbe consentire agli operatori sanitari di individuare cataratta, pterigio (una crescita carnosa sulla parte bianca dell’occhio) e altre malattie oculari nelle persone che vivono in zone rurali remote e che hanno difficoltà a recarsi da un oculista, a causa di barriere geografiche, età avanzata o problemi di salute.
Il dottor Prabhu Krishna Ravilla, medico presso l’Aravind Eye Hospital di Madurai, in India, ha dichiarato al 44 ° Congresso della Società Europea di Chirurgia della Cataratta e Refrattiva (ESCRS) che i risultati dello studio potrebbero svolgere un ruolo importante nell’affrontare la cataratta e prevenire la cecità in futuro [1].
“La cataratta è ancora la principale causa di cecità a livello globale, colpendo quasi 100 milioni di persone in tutto il mondo, e ha un impatto sproporzionato sui paesi con risorse limitate, dove l’accesso agli specialisti oculistici è gravemente ridotto”, ha affermato.
In India e in paesi simili, il modello principale per raggiungere le comunità rurali è stato a lungo quello dei “campi oculistici”, cliniche mobili temporanee in cui gli oftalmologi si recano dagli ospedali urbani nelle zone rurali in date prestabilite. Ma questo modello presenta seri limiti: è costoso, logisticamente complesso, dipende interamente dalla disponibilità di specialisti e raggiunge solo una piccola parte di coloro che ne avrebbero bisogno.
