“Le sirene, i bombardamenti, le macerie, vedere morire i propri cari, cercare un rifugio, cercare protezione, il lutto e molto altro che esula dall’immaginazione di chi non la vive. Questa è la guerra! E cancella per sempre l’infanzia dei bambini.
Una tale esperienza, va oltre il disturbo post traumatico da stress. Il conflitto dei grandi spinge i bambini a capire e fare esperienza sulla propria identità psichica dell’odio. Nelle loro fasi psicoevolutive i bambini hanno bisogno di sviluppare un attaccamento sicuro con i genitori o con figure di riferimento e di crescere in un ambiente sereno e protettivo. Esperienze precoci di vita devono essere vissute in realtà nelle quali si sperimenta l’amore, mentre una tale esperienza segnerà per sempre lo sviluppo della personalità e il loro futuro”.
Così la psicoterapeuta e docente di Psicologia Sociale alla Link Campus University di Roma Francesca Malatacca commenta l’effetto della guerra sui bambini. “Le relazioni umane si formano attraverso il modo in cui cambia l’architettura e il funzionamento del nostro cervello. Il cervello si sviluppa nel contesto delle relazioni e di come i genitori svolgano un ruolo nel comportamento emotivo e sociale. Pertanto va esaminato il tema della biologia dell’attaccamento per affrontare questioni di così grande importanza e di come i genitori e gli educatori possono incoraggiare l’evoluzione del cervello dei loro figli e dei bambini. I bambini- continua- hanno bisogno di ambienti sicuri, di serenità, di giocare, invece vengono sollecitati da immagini in tv che sono crudeli, troppe informazioni, e non riescono ad elaborarle. Anche i social che propongono sfide online, sono molto pericolose per loro, è necessaria pertanto la sorveglianza dei genitori. I bambini presentano già- dichiara la psicoterapeuta, a partire dalla propria diretta esperienza- sintomi che sono riconducibili a stati di angoscia. Stiamo assistendo alla progressiva manifestazione della paura, a pianti notturni, a cambiamenti di umore e senza saperlo, registrano un’incertezza della loro vita”.
E dunque ecco un consiglio ai genitori: “I bambini vanno protetti dalla visualizzazione di immagini crudeli e ciò che conta è la presenza degli adulti di riferimento accanto a loro. È fondamentale l’accoglienza da parte dei genitori per realizzare uno spazio mentale in cui i bambini esprimono le loro emozioni. Accogliere le loro paure attraverso l’ascolto, il gioco per sentire il loro ‘sentire’. Ogni bambino con le sue caratteristiche ci porta nel proprio mondo meraviglioso e inesplorato, in cui chiede al genitore di stare insieme a lui. Spiegare la guerra ai bambini dipende anche dalla cultura della famiglia, per la regolazione emotiva e degli stadi affettivi delle fasi psicoevolutive. Il funzionamento del ruolo di autorevolezza di un adulto consiste nel sapersi relazionare con i figli ed instaurare una comunicazione, attraverso lo sviluppo di un dialogo”.
“Il progetto di crescita deve essere quello dello sviluppo del sè nel bambino nell’incontro con le parti del sé del genitore. I bambini cominciano a fare domande sui bimbi ucraini e si sentono in colpa, perciò vanno protetti da contenuti angoscianti, per questo gli adulti non devono esprimere le proprie angosce in presenza dei piccoli, altrimenti il bambino trova l’adulto fragile, se ne prende carico, e questo non deve accadere. Mentre la mancanza di accoglienza da parte del genitore nei riguardi dei figli, e il non ascoltarli porta alla rimozione del dolore e alla frammentazione del sé. Il bambino sceglie sempre l’adulto ‘significativo con cui avere un’interlocuzione e relazionarsi'”, conclude l’esperta.
