Dopo la libera circolazione dei servizi nel mercato interno europeo, sancita dalla Direttiva Bolkestein nel 2006, dal 9 marzo 2011 l’Europa garantisce anche la libera circolazione di quelli sanitari con la Direttiva 2011/24/UE, concernente l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera.
La Direttiva fissa le regole in base alle quali i cittadini dell'Unione Europea potranno usufruire di prestazioni sanitarie in un Paese europeo diverso da quello di residenza: l’obiettivo principale è quello di agevolare l’accesso dei cittadini europei a un’assistenza sanitaria sicura e di elevata qualità – come sancito dalla Corte di Giustizia dell’Unione – promuovendo la cooperazione tra gli Stati Membri nel pieno rispetto delle loro competenze relative all’organizzazione e alla prestazione dei sistemi sanitari nazionali.
Questi temi sono stati affrontati a Torino, al Sant’Anna, nel corso di un convegno organizzato dal Coresa, il consiglio regionale di salute e assistenza. Dopo aver osservato un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime di Lampedusa, i lavori sono stati aperti dal saluto dell’assessore regionale alla Sanità, Ugo Cavallera, dal rettore dell’Università, Gian Maria Ajani, del presidente del Coresa, Sara Cassin, da Eugenia Grillo per la Città della Salute.
Tra le relazioni, Sergio Morgagni, direttore regionale della Sanità, che ha illustrato i dati relativi alla mobilità extra attiva degli ultimi anni, con una ricognizione sul livello qualitativo del servizio sanitario piemontese, Giovanni Fattore, direttore del Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico della Bocconi, che ha riferito delle eccellenze e delle criticità del servizio sanitario italiano nel contesto europeo, Mauro Salizzoni, (Trapianti d’organo, chirurgia ad alta complessità e libera circolazione dei pazienti), Chiara Benedetto (Il futuro della Ginecologia e Ostetricia in Europa), Roberto Albera (Otorinolaringoiatria, disciplina in continua evoluzione tecnologica), Alessandro Repici (La Gastroenterologia tra Piemonte ed Europa), Stefano Bruschi (La Chirurgia oncologica estetica: oltre la ricostruzione tradizionale), Francesco Porpiglia (La chirurgia “tecnologica” in urologia), M.A Schirru (Assistenza infermieristica transfrontaliera), Nicola Surico (Ruolo di una società scientifica per un modello europeo di assistenza in Ostetricia e Ginecologia).
La Regione Piemonte con l’Azienda Ospedaliera Mauriziano si è candidata al progetto europeo HonCAB “Hospital Network for Cross-Border healthcare” per la creazione di una rete di ospedali per la raccolta e lo scambio di informazioni sugli aspetti amministrativi (pagamento e rimborso) delle prestazioni sanitarie dei pazienti transfrontalieri Il progetto ha come obiettivo generale quello di ottenere una migliore comprensione delle esigenze finanziarie e organizzative che possono insorgere quando un paziente riceve assistenza sanitaria al di fuori dallo Stato Membro di affiliazione.
La mobilità sanitaria trasfrontaliera è caratterizzata attualmente da volumi finanziari contenuti rispetto a quella interregionale.
L’impatto dovuto al recepimento della direttiva 2011/24/UE potrà essere contenuto utilizzando gli strumenti di regolazione previsti. In particolare, possono essere introdotti nella nostra normativa nazionale/regionale modalità di autorizzazione e rimborso che garantiscono i diritti dei pazienti, assicurando criteri di continuità con quanto previsto dai regolamenti 883/04 e 987/09 per gli assistiti che si recano all’estero per cure di alta specializzazione.
Le uniche prestazioni di assistenza sanitaria per le quali la direttiva non si applica sono:
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servizi nel settore dell’assistenza di lunga durata il cui scopo è sostenere le persone che necessitano di assistenza nello svolgimento di compiti quotidiani e di routine;
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assegnazione e accesso agli organi ai fini dei trapianti;
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programmi pubblici di vaccinazione contro le malattie contagiose volti esclusivamente a proteggere la salute della popolazione nel territorio di uno Stato membro e subordinati ad una pianificazione e a misure si attuazione specifiche.
La Direttiva sarà una sfida per gli operatori sanitari perché:
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renderà più facile per le autorità sanitarie nazionali collaborare e scambiare informazioni sugli standard qualitativi e di sicurezza applicabili all'assistenza sanitaria;
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aiuterà i pazienti che hanno bisogno di un trattamento specializzato, ad esempio quelli che cercano una diagnosi o il trattamento per una malattia rara;
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incoraggia lo sviluppo di "Reti di riferimento europee" che riuniranno, su base volontaria, i centri specializzati già riconosciuti in Europa;
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gli esperti della sanità di tutta Europa potranno condividere buone pratiche in tema assistenziale e fornire standard di eccellenza.
