Il trattamento della vitiligine è programmato in base all’estensione della patologia: nelle forme molto localizzate è indicato un primo tentativo terapeutico con steroidi topici.
Le forme più estese potranno giovarsi, come trattamento di prima scelta, della fototerapia o fotochemioterapia (PUVA), oppure della combinazione di entrambi i trattamenti.
Due le novità terapeutiche messe a disposizione dal San Gallicano: laser ad eccimeri e trapianto autologo di melanociti e cellule basali.
- CORTICOSTEROIDI TOPICI
I cortisteroidi topici di media-alta potenza sono utilizzati nelle forme di vitiligine con interessamento di meno del 10% della superficie corporea e nei bambini più piccoli che non possono essere sottoposti a trattamento fototerapico.
- FOTOTERAPIA
La fototerapia è uno degli approcci terapeutici più efficaci nella vitiligine poichè stimola la comparsa di una ripigmentazione nelle aree affette da vitiligine, promuovendo la ripopolazione di queste aree da parte dei melanociti provenienti dalla cute sana presente attorno alla lesione e da “serbatoi” costituiti dai follicoli piliferi. Lo stimolo è rappresentato dalla radiazione ultravioletta, associata o meno alla somministrazione sistemica o topica di prodotti fotosensibilizzanti.
LE DIVERSE TIPOLOGIE DI FOTOTERAPIA:
LA FOTOTERAPIA UVB A BANDA STRETTA (UVB TL01) è caratterizzata dall’emissione di raggi UVB con una lunghezza d’onda intorno ai 311 nanometri, particolarità che ha portato alla denominazione di "banda stretta" in contrapposizione agli UVB a "banda larga" (comprese tra i 290 ed i 310 nanometri). Vengono quindi eliminate le lunghezze d'onda che inducono eritema tipiche degli UVB a banda larga.
Inoltre la fototerapia con raggi UVB a banda stretta non necessita dell'assunzione di farmaci foto sensibilizzanti previsti invece nella PUVA terapia.
Con la fototerapia a banda stretta si ottengono risultati apprezzabili nelle forme ad insorgenza recente: entro i primi tre mesi di trattamento circa l'80% dei soggetti mostra una risposta positiva alla terapia.
I tempi necessari di trattamento per ottenere la ripigmentazione completa delle aree colpite possono anche arrivare ad un anno ed oltre.
In base alla teoria secondo la quale nella vitiligine vi sarebbe un danno ai melanociti indotto da radicali liberi e specie reattive dell’ossigeno (reactive oxygen species: ROS), quindi uno “stress ossidativo”, sono stati proposti trattamenti di INTEGRAZIONE CON ANTIOSSIDANTI per via orale. Va sottolineato che è stata dimostrata una maggiore efficacia della somministrazione sistemica di miscele di antiossidanti rispetto ai singoli principi attivi.
LA PUVA TERAPIA si pratica facendo esporre il paziente ad una sorgente artificiale di UVA, dopo assunzione orale di un fotosensibilizzante, in genere è utilizzato lo psoralene,.
Oggigiorno le indicazioni al trattamento della vitiligine con la PUVA terapia sono piuttosto limitate a causa degli effetti collaterali dovuti all'assunzione orale degli psoraleni e questo si deve alla recente
introduzione del trattamento fototerapico con UVB a banda stretta, che fornisce risultati migliori in assenza di significativi effetti collaterali.
Il tentativo terapeutico con PUVA andrà riservato a quei casi in cui la risposta alla fototerapia UVB a banda stretta è stata insoddisfacente; talvolta, in questi casi, la risposta alla PUVA terapia può essere migliore.
- LASER e LUCE A ECCIMERI
Studi recenti dimostrano l’efficacia del laser ad eccimeri nelle forme poco estese e di recente insorgenza di vitiligine. Il protocollo di trattamento è simile a quello impiegato per l’UVB a banda stretta, ma l’importanza del laser ad eccimeri è data dal fatto che la terapia è mirata solo all’area interessata in quanto non prevede l’irradiamento dell’intera cute, come nel caso della fototerapia, in modo da eliminare in gran parte i rischi. La luce monocromatica ad eccimeri, di recente introduzione, consente di trattare una zona di cute molto più vasta rispetto al laser e la potenza di emissione è maggiormente modulabile. Inoltre la maggiore potenza della sorgente permette trattamenti rapidi e induce precocemente il fenomeno della ripigmentazione.
- AUTOTRAPIANTO
Sono stati descritti diversi tentativi di trattamento con tecniche chirurgiche delle quali si rilevano alcuni limiti: risultano impegnative e difficili, permettono di trattare solamente lesioni molto localizzate e stabili e rischiano di lasciare cicatrici.
- TRAPIANTO AUTOLOGO DI MELANOCITI E CELLULE BASALI (tecnica di Yvon Gauthier)
La tecnica di trapianto, dall’epidermide dello stesso paziente, di melanociti e di cellule basali, ovvero di quelle cellule che hanno caratteristiche tipiche delle cellule staminali, rappresenta una possibile terapia per forme di vitiligine stabile da almeno 1 anno che non abbiano risposto alle terapie convenzionali.
Viene poi associata la PUVAterapia o la fototerapia nella fase successiva al trapianto per stimolare la ripopolazione dell’area adiacente da parte dei melanociti trapiantati. L’autotrapianto può essere tentato in zone particolarmente refrattarie ad altre terapie come mani e piedi.
La letteratura scientifica dimostra che la metodica del trapianto di cellule melanocitarie e basali è meno invasiva, dà migliori risultati dal punto di vista estetico, ed è di più facile esecuzione rispetto agli altri approcci chirurgici per il trattamento della vitiligine. Pertanto il metodo si caratterizza per la relativa semplicità di esecuzione, la scarsa invasività, e la buona compliance del paziente.
