Un progetto pilota finanziato dalla Regione Piemonte ha permesso la definizione di nuovo metodo per rilevare le contaminazioni da tessuto a rischio “morbo della mucca pazza ”.
I risultati dell’indagine – frutto del lavoro congiunto del Centro di referenza nazionale per la BSE, della Direzione regionale sanità pubblica e
del servizio veterinario dell’Asl 16 di Mondovì/Ceva – sono stati
presentati all’Istituto Zooprofilattico sperimentale di Torino ai rappresentanti di tutte le Regioni italiane e della rete degli Istituti Zooprofilattici. Alla riunione ha partecipato anche Direzione sicurezza alimentare e della nutrizione del Ministero della salute, che, sulla base del test messo a punto in Piemonte, ha elaborato un nuovo piano nazionale di monitoraggio sul morbo. Per migliorare le garanzie di sicurezza dei consumatori relativamente alla Bse è stato ideato un nuovo esame di laboratorio, che, pur non sostituendo quello per la ricerca sui prioni, che continua ad essere svolto su tutti i bovini con un’età superiore ai 30 mesi, consente di mettere in evidenza la presenza di tessuto nervoso nelle carni ottenute dalla lavorazione delle teste bovine.
L’obiettivo è quello di ridurre la contaminazione delle carni cosiddette di spolpo e quindi di prevenire la contaminazione degli alimenti da parte di organi o parti di animali potenzialmente infette.

