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Dall’Emilia-Romagna parte la campagna nazionale per promuovere la donazione del proprio corpo (dopo la morte) alla scienza, realizzata insieme all’Alma Mater di Bologna. Si intitola ‘Da parte mia’ con spot radio e tv, insieme ad affissioni nelle principali città d’Italia, contenuti web e social. La campagna è stata presentata in commissione Salute della Conferenza delle Regioni, essendo stata l’Emilia-Romagna individuata come capofila del progetto dal ministero della Salute. Realizzato anche un sito ufficiale della campagna (www.dapartemia.it), pensato come punto di riferimento per chi desidera informarsi e compiere una scelta consapevole.
Sul portale si trovano video-infografiche esplicative, approfondimenti sul percorso e materiali utili da scaricare. L’obiettivo della campagna è “trasformare la percezione stessa del concetto di ‘fine’, restituendole un doppio significato- si spiega dalla Regione- la donazione del corpo non come conclusione, ma come atto generativo, capace di produrre conoscenza, progresso e nuove possibilità di cura. Un gesto che permette alla ricerca di avanzare, alla formazione dei futuri medici di crescere e alla medicina di migliorare, contribuendo in modo concreto al bene collettivo”. La possibilità di donare il proprio corpo e i propri tessuti post-mortem alla ricerca scientifica e alla formazione medica è regolata dalla legge 10 del febbraio 2020. Per diventare donatori è necessario compilare il modulo disponibile sul sito della campagna (www.dapartemia.it) e indicare una persona di fiducia incaricata di far rispettare le volontà espresse dopo la morte.
In assenza di questa figura non è possibile procedere con la donazione. “Siamo fieri di essere promotori e capofila di una campagna di respiro nazionale per accendere i fari su questo tema, per una donazione informata, consapevole e rispettosa dei desideri del donatore- affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Fabi- la donazione del proprio corpo alla scienza è un gesto di grande generosità e nobiltà, che nasce da una profonda motivazione interiore e dal riconoscimento dell’alto significato che questa scelta riveste per la ricerca scientifica, la medicina, e quindi l’intera comunità. Nell’assoluto rispetto, doveroso ricordarlo, dell’etica della donazione, e quindi della dignità delle persone. Questo gesto contribuisce a migliorare la qualità e la sicurezza delle cure rafforzando l’efficacia del sistema sanitario. Un tema di grande impatto in cui la dimensione etica, scientifica e umana si intrecciano”.
Donare il corpo alla scienza, aggiunge Giovanni Molari, rettore dell’Alma Mater di Bologna, “è una scelta di altissima dignità civile e apporta un contributo fondamentale al progresso della medicina. La promozione della conoscenza e della consapevolezza su questo tema è particolarmente sentita dall’Università di Bologna che, attraverso il percorso ultradecennale svolto dal Centro di Anatomia, centro di riferimento per la donazione del corpo alla scienza, svolge un ruolo preminente anche nella comunicazione del significato che tale gesto riveste per la salute pubblica attraverso la formazione medica e la ricerca scientifica”. La campagna nazionale, sottolinea Molari, “segna un passo importante per la diffusione di un’informazione corretta e la creazione di una consapevolezza sociale che rafforzi i valori di responsabilità e solidarietà che devono essere alla base della ricerca scientifica”.
