“Ci sarà ancora bisogno del medico? La risposta è sì. Ma è una domanda, quasi una provocazione, che ci invita a guardare oltre la dimensione tecnica dell’innovazione, per riflettere bene sul senso del nostro agire”. Lo ha affermato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, in un videomessaggio inviato ai partecipanti del convegno ‘La scienza medica al servizio dell’umanità ’, organizzato a Roma, presso l’hotel Villa Pamphili, dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) e dedicato al futuro della medicina.
“L’introduzione delle nuove tecnologie nei percorsi di cura- ha proseguito- richiede un adattamento del sapere e delle competenze, senza però mettere in discussione la centralità del medico nella relazione di cura e di fiducia con il paziente e nella responsabilità che guida ogni scelta clinica”.
“Intelligenza artificiale, robotica, terapie geniche, medicina predittiva e di precisione- ha sottolineato l’esponente del governo- sono già parte della pratica sanitaria. Già oggi vediamo le potenzialità di queste innovazioni nel campo diagnostico, chirurgico e nella prevenzione. Ma pur essendo strumenti utili e avanzati hanno una funzione di servizio”.
“L’algoritmo più avanzato- ha tenuto a precisare- difetta di quella dimensione umana ed emotiva che è essenziale, perché non dobbiamo dimenticare la differenza sostanziale tra la cura e il prendersi cura. La sfida, dunque, non è contrapporre tecnologie e umanità , ma trovare una nuova sintesi tra conoscenze scientifiche, ascolto e responsabilità . È su questo equilibrio che dobbiamo lavorare come istituzioni e come comunità professionale”.
“Il ministero della Salute- ha ricordato Schillaci- è ben consapevole di questo compito. Stiamo portando avanti importanti investimenti per dotare gli ospedali di apparecchiature tecnologicamente avanzate per sviluppare la telemedicina e strumenti come il Fascicolo sanitario elettronico e l’ecosistema dei dati sanitari per fare dell’utilizzo dei dati un fattore che generi salute. Ma tutto questo richiede ai nostri professionisti sanitari conoscenze e abilità in grado di gestire e governare le nuove tecnologie. Questo, attraverso una formazione che accanto alle nuove competenze digitali prevede anche una cultura etica che tenga insieme scienza e umanità ”.
“Il medico del futuro- ha concluso il ministro della Salute- avrà strumenti più sofisticati, ma resterà insostituibile nel compito più delicato: accompagnare chi soffre e custodire la fiducia dei cittadini nel Servizio sanitario nazionale”.
