Anche i gatti vengono contagiati dall’influenza aviaria. E a Bologna ora è partito uno studio che cerca di capire come e perché: il servizio di Anatomia patologica del Dipartimento di Scienze mediche veterinarie dell’Università di Bologna ha avviato un un progetto di monitoraggio dell’influenza aviaria nei gatti finanziato dalla Fondazione Carisbo. Si concretizza con autopsie su gatti deceduti nel territorio della provincia di Bologna indipendentemente dalla presunta causa di morte.
Il professor Giuliano Bettini, del Dipartimento di Scienze Mediche veterinarie, è il responsabile del progetto; progetto che, nei giorni scorsi, è stato segnalato ai veterinari dall’Ordine di categoria per rendere nota la disponibilità, appunto, ad eseguire le autopsie necessarie a portare avanti lo studio. Che viene spiegato con un documento diffuso dall’Ordine in cui Bettini dettaglia: “Nell’epidemiologia dell’influenza aviaria desta preoccupazione la diffusione di sottotipi ad elevata patogenicità (H5N1) che hanno mostrato capacità di mutare rapidamente acquisendo geni da virus influenzali che infettano altre specie e contagiare così anche suini, bovini, gatti, cani, topi e uomo, rappresentando quindi un potenziale problema di sanità pubblica. Al momento la malattia ha diffusione mondiale, e in base al numero di focolai registrati i mammiferi domestici più sensibili all’infezione sono bovini e gatti”. In Italia la malattia è ripetutamente osservata in specie aviarie, ma a gennaio 2025 si sono contati due casi di H5N1 in gatti (di cui uno letale) nella provincia di Bologna, “finora unici in Italia”. E “il potenziale ruolo dei felini domestici come ospiti intermedi e possibili vettori e amplificatori della diffusione del virus genera comprensibili preoccupazioni, in considerazione della stretta convivenza con l’uomo”.
Ecco allora che il progetto, finanziato dalla Fondazione Carisbo, “si propone di attuare un monitoraggio annuale sui gatti domestici nel territorio della provincia di Bologna per verificare l’eventuale positività al virus e le lesioni ad esso correlate eseguendo autopsie e campionamenti diagnostici su gatti deceduti nel territorio indipendentemente dalla presunta causa di morte”, spiega il docente. Il successo del progetto “Influcat-Inbo” dipende dunque “dal numero di gatti che saranno sottoposti ad autopsia”: di qui la segnalazione dell’Ordine alla categoria per poter contribuire alla indagine.
