Salari differenziati per i medici specializzati e un sistema di tax credit per evitare di peggiorare e invertire la marcia rispetto all’emergenza vocazionale di alcune specializzazioni mediche: oncologi, anatomo-patologi e medici di medicina generale per l’emergenza-urgenza nei pronto soccorso.
Sono le due richieste che il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha rivolto rispettivamente al ministro della Salute, Orazio Schillaci, e a quello dell’Università, Anna Maria Bernini. Il governatore, in occasione di due inaugurazioni al Policlinico Umberto I di Roma nei reparti di Oncologia e Psichiatria, ha lanciato un appello “al ministro Schillaci di lavorare con la funzione pubblica per prendere la contrattazione collettiva della dirigenza medica. A mio avviso bisogna differenziare i salari per tornare a incentivare le specializzazioni che oggi mancano al Servizio sanitario nazionale. quando si parla di oncologia e psichiatria parliamo di una crisi vocazionale importante, come pure dei medici di pronto soccorso di emergenza-urgenza. Apriamo un reparto di oncologia ma tra poco non avremo più gli anatomopatologi per leggere i vetrini. Dobbiamo intervenire con urgenza per correggere una deriva vocazionale che non può essere imputata ai giovani che guardano ai loro sbocchi lavorativi. C’e’ la necessità di una differenziazione salariale perché è ora di smetterla col fatto che tutte le specializzazioni vengono pagate allo stesso modo”.
Proprio l'università Sapienza, cioè quella del Policlinico Umberto I, "ha dovuto chiudere la seconda scuola di specializzazione di Medicina nucleare perché non c'erano iscritti. Per alcune discipline vitali importanti occorrono strumenti nuovi", ha aggiunto Rocca rivelando di avere proposto una soluzione in questo senso al ministro Bernini: "Una delle soluzioni potrebbe essere il tax credit per dare un sostanzioso credito fiscale ai medici specializzati che sceglieranno di lavorare in Italia. Aumentare il compenso dello specializzando non impedisce che dopo la specializzazione vada all'estero, ma se andiamo sul sistema di credito fiscale possiamo sperare si freni l'emorragia di giovani che partono". Sempre per crisi vocazionale, nel Lazio è stallo anche sulle Rems, le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza dedicate ai detenuti ritenuti infermi o semiinfermi di mente: "Abbiamo una struttura con 40 posti a Frosinone che non riusciamo a fare partire perché manca il personale, con la conseguenza che chi avrebbe bisogno di cure specialistiche viene trattenuto in carcere", ha concluso Rocca.
