Sradicare la meningite entro il 2030. E’ questo l’obiettivo della campagna #DefeatingMeningitis lanciato dall’Assemblea mondiale della sanità, che nel 2020 ha definito un approccio comune per la prevenzione e il controllo della malattia. Perché di meningite ancora oggi si muore.
Ce lo ricorda, drammaticamente, la storia di Tommaso Fabris, 17enne di Tezze sul Brenta (Vicenza), colpito da meningite di tipo B e dichiarato deceduto ieri pomeriggio. Secondo le statistiche, i vari ceppi di meningite colpiscono ogni anno circa 5 milioni di persone nel mondo. La forma infettiva batterica, anche se rara, è quella più grave.
“In Italia, i batteri più frequentemente responsabili di meningite batterica sono Streptococco Pneumoniae (meningite pneumococcica) e Neisseria Meningitidis (meningite meningococcica)”, spiega la Società italiana di pediatria (Sip). Nel nostro paese, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, nel 2021 sono stati segnalati 26 casi di malattia invasiva da meningococco, nel 2020 i casi sono stati 74 e nel 2019 sono stati 190. L’incidenza è stata di 0,04 casi/100.000 abitanti nel 2021, di 0,12 casi/100.000 abitanti nel 2020 e di 0,32 casi/100.000 abitanti nel 2019. La meningite meningococcica può portare alla morte nel 5-10% dei casi e nel 10-20% causare gravi danni nei sopravvissuti come per esempio sequele neurologiche, psicologiche, fisiche con rischio di cecità, sordità o paraplegia. “La malattia può colpire chiunque a qualunque età, ma i bambini al di sotto dei 5 anni, e in particolare quelli di età inferiore a 1 anno, sono a maggior rischio- spiegano i pediatri- È importante poi vaccinare gli adolescenti in quanto a quell’età si risulta essere particolarmente esposti al rischio di contrarre l’infezione da meningococco”.
“In genere la meningite meningococcica si può curare in alcuni casi, anche quando la malattia viene diagnosticata rapidamente e trattata rapidamente, si può avere la morte nell’arco di 24-48 ore (meningite fulminante)”, sottolinea ancora la Sip. “I sintomi iniziali possono essere aspecifici- continuano i pediatri- come irritabilità, inappetenza, febbre, nausea e mal di gola. Ciò può comportare un ritardo nella diagnosi (ad esempio può essere scambiata con una banale infezione delle vie aeree superiori). La classica triade (febbre, cefalea e rigidità del collo) si riscontra in una minoranza dei casi”.
I sintomi classici, entro 12-15 ore, sono un rash emorragico, mengismo e fotofobia. E poi ci sono i sintomi terminali: confusione e delirio, convulsioni, perdita di conoscenza, shock settico e possibile decesso. “La trasmissione- spiega ancora la Sip- avviene per via respiratoria attraverso la saliva e le secrezioni nasali con la tosse, gli starnuti o parlando a distanza ravvicinata. Nella maggior parte dei casi è trasmessa da soggetti portatori che non sviluppano la malattia. In una piccola percentuale però si può manifestare la meningite con o senza un’infezione sistemica generalizzata (sepsi)”. Tra gli agenti batterici che causano la meningite il più temuto è Neisseria meningitidis (meningocco), oltre a Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e Haemophilus influenzae. Del meningococco esistono diversi sierogruppi: A, B, C, Y, W135, X. Il più aggressivo è il meningococco di sierogruppo C, che insieme al B è il più frequente in Italia e in Europa.
Ma dalla meningite ci si può difendere grazie al vaccino e la campagna #DefeatingMeningitis ha proprio lo scopo di far aumentare la sensibilizzazione nei confronti della prevenzione. Attualmente i vaccini per prevenire l'infezione sono offerti gratuitamente nell'ambito dell'attuale Piano Nazionale Prevenzione vaccinale del ministero della Salute e si tratta del vaccino anti meningococco B, anti meningococco C e anti meningococco ACWY.
Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 ha inserito una dose di richiamo del vaccino ACWY coniugato nell'adolescenza (12-14 anni) "in quanto- spiega l'Iss- è un'età a maggior rischio (se pur sempre molto basso) rispetto al resto della popolazione" per rafforzare la risposta immunitaria a una eventuale infezione. Il richiamo è raccomandato sia ai soggetti mai vaccinati in precedenza, sia ai bambini già immunizzati nell'infanzia con Meningococco C o ACWY. "Gli effetti collaterali dei vaccini- concludono i pediatri- sono generalmente lievi e simili a quelli delle altre vaccinazioni. Tra i più frequenti vi sono febbre e dolore/rossore nella sede della vaccinazione, gestibili con i comuni trattamenti farmacologici presenti in commercio su indicazione del pediatra".
