È stato un "flop" il bando per il reclutamento di medici in Sardegna, pubblicizzato qualche settimana fa dall'Azienda regionale della salute.
All'avviso, diffuso via social con uno slogan che aveva attirato le ironie della politica isolana- "Cerchiamo medici sognatori. Il sogno si chiama Sardegna", il claim scelto- avrebbero risposto appena tre medici. Ne dà notizia il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, che già aveva attaccato l'iniziativa dell'Ares: "Ma poi hanno trovato medici 'sognatori'?- domanda Agus-. Chissà quanti chirurghi dopo la lettura di quello slogan marzulliano e di quell'invito a sognare avranno pensato: 'Ci sto, il sogno si chiama Sardegna!', e avranno mandato la domanda di partecipazione. Già, quanti? Tre, uno nel Sulcis e due a Nuoro. Non mi stupisce: i motivi per cui alcune sedi risultino essere poco appetibili non si risolvono con la bacchetta magica, con bandi ad hoc o con la rinascita delle Asl".
Non solo. "Per portare avanti questa poderosa operazione di reclutamento e di comunicazione è stata bloccato sine die lo scorrimento di una graduatoria valida per la stessa specialità con 22 idonei- spiega Agus- due dei quali hanno partecipato anche al secondo bando, mentre il terzo ha partecipato al concorso senza essere classificato".
Morale della favola "il bando bis 'per sognatori' ha avuto come unico risultato il blocco per mesi delle assunzioni in una specialità in cui la Sardegna è estremamente carente- attacca il capogruppo-. Nel mentre le unità operative chirurgiche, quelle rimaste in funzione, arrancano in tutta l'isola per via della carenza di personale. L'unica cosa che continua a essere un sogno è il piano di contenimento delle liste d'attesa". Senza nuove assunzioni, avverte Agus, "sarà un miracolo portare avanti l'attività ordinaria. Nessuno guadagna, tutti perdono. Un esempio, forse uno dei peggiori, del pessimo modo di governare la cosa pubblica che contraddistingue questa legislatura".
