Si mette a punto lungo la via Emilia un cambiamento della terapia contro il tumore al seno, cioè velocizzando e ampliando il trattamento per le pazienti.
L’Ausl di Bologna e il Policlinico di Modena, con la partecipazione dell’Irccs di Reggio Emilia, hanno infatti coordinato uno studio (chiamato ‘Irma’) sull’irradiazione parziale accelerata della mammella, nelle donne già sottoposte a intervento di chirurgia conservativa.
Ricerca che è stata pubblicata sul ‘Journal of Clinical Oncology’, uno dei tre giornali di settore più prestigiosi del mondo. Partito nel 2007, con arruolamento concluso nel 2019, lo studio ha coinvolto nel complesso 35 centri a livello nazionale e internazionale e oltre 3.000 pazienti tra Italia, Olanda, Israele, Svizzera e Spagna, di cui 750 in cura all’Ausl di Bologna. “Lo studio ha valutato un innovativo approccio di irradiazione parziale della mammella con radioterapia a fasci esterni- spiega l’oncologo Bruno Meduri, in forza al Policlinico di Modena- il trattamento solo di una parte della mammella in modo accelerato consente di ridurre notevolmente la durata complessiva della radioterapia a soli cinque giorni. Si tratta dello studio su questo argomento che ha coinvolto il maggior numero di pazienti a livello mondiale”.
In particolare, spiega Giovanni Frezza, già direttore dell’oncologia dell’Ausl di Bologna, è stata indagata la “possibilità di ridurre in maniera significativa la durata del trattamento, che negli schemi standard è di tre-cinque settimane, senza comprometterne l’efficacia. I risultati iniziali sono incoraggianti e, insieme con quelli di altri studi ad ampio raggio, renderanno il trattamento meno impegnativo per circa il 40% delle donne sottoposte a chirurgia conservativa e permetteranno di aumentare il numero delle pazienti trattate nello stesso arco di tempo”.
Il progetto di ricerca è stato co-finanziato dalla Regione Emilia-Romagna. “Lo studio- continua Frank Lohr, direttore della Radioterapia del Policlinico di Modena- è nato con l’obiettivo di valutare l’efficacia clinica della irradiazione parziale dell’area della mammella in cui il chirurgo ha asportato la neoformazione. Siccome la tossicità dei trattamenti radioterapici è rilevabile in tempi brevi, abbiamo intanto potuto pubblicare gli esiti della prima parte della ricerca, che ha dimostrato che per entrambi i tipi di trattamento si manifestano pochi effetti collaterali”. Servono invece quattro o cinque anni per valutare l’efficacia delle pratiche radioterapiche sul tumore. I dati saranno pubblicati quindi nel corso del 2023.
I primi risultati riguardano dunque la tossicità della terapia e "dimostrano che entrambe le modalità di trattamento hanno un basso tasso di effetti collaterali- ribadisce Patrizia Giacobazzi, oncologa e radioterapista del Policlinico di Modena- insieme ad altri due grandi studi internazionali, questi risultati permettono di ottimizzare ulteriormente la metodica e identificare i sottogruppi di pazienti che hanno il maggiore beneficio". Con Modena e Bologna, conclude Cinzia Iotti, direttrice della radioterapia dell'Irccs di Reggio Emilia, "stiamo proseguendo questo filone di ricerca al fine di ottimizzare al massimo l'irradiazione dei pazienti. Per due di questi progetti, che studiano gli effetti dell'irradiazione accelerata e guidata di imaging giornaliero di alta precisione nell'ambito del tumore della prostata e di quello testa-collo, il reclutamento dei pazienti è già concluso e si sta procedendo con il follow up. Quando avremo anche questi risultati, potremo avere una base scientifica per rivedere molti protocolli clinici".
