Una tecnica non invasiva di biopsia liquida che, attraverso un semplice prelievo di sangue, consente di misurare la presenza e la quantità di acidi nucleici e di rintracciare così in maniera tempestiva i tumori cerebrali che colpiscono i bambini. Questo il risultato di una ricerca condotta dalla Struttura Complessa di Pediatria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, e presentata a Palazzo Pirelli.
I tumori cerebrali infantili hanno un elevato tasso di mortalità e, inoltre, un fattore di interesse molto importante è la loro estrema eterogeneità: sono un gruppo molto vario di patologie con oltre 15 tipi di tessuto diversi. Altra peculiarità è che nei tumori infantili non è prevista alcuna terapia chirurgica: la radioterapia è l'unico standard di trattamento per patologie che, purtroppo, si ripresentano dopo sei/otto mesi dal trattamento. Senza radioterapia, la sopravvivenza è ridotta a 20 giorni. La ricerca si è concentrata sullo studio dell'acido nucleico presente nel sangue umano di 55 pazienti (29 maschi e 26 femmine) con un'età media di sette anni.
I ricercatori della hanno dunque messo a punto una tecnica non invasiva di biopsia liquida che, attraverso un semplice prelievo di sangue, consente di misurare la presenza e la quantità di acidi nucleici. Un'analisi basata sullo studio su 13 miRNA o microRNA che vengono "seguiti" nella loro circolazione nel sangue e, attraverso l'applicazione dell'intelligenza artificiale, portano all'individuazione di specifici biomarcatori "che consentono di definire lo stato del tumore, monitorare lo sviluppo della malattia, valutare la sicurezza della radioterapia e, in definitiva, migliorare la qualità della vita del paziente".
L'obiettivo è riuscire a trasformare, in breve tempo, la biopsia liquida da una tecnologia sperimentale a una diagnosi standard. "È significativo che una ricerca estremamente innovativa e prima in Italia su una forma tumorale celebrale con un'altissima percentuale di letalità, che colpisce soprattutto in età pediatrica, sia stata frutto di un lavoro lombardo e di un IRCCS pubblico", ha sottolineato la vicepresidente del Consiglio Regionale Francesca Brianza, mentre Giovanni Apolone, il direttore Scientifico dell'Istituto Nazionale dei Tumori punta lo sguardo sul futuro: "La nuova frontiera- dice- è lo studio delle alterazioni del microbioma intestinale. Anche in questo caso attraverso un procedimento non invasivo, l'esame delle feci, intendiamo studiare come funziona l'interazione tra sistema nervoso centrale e intestino per capire se e come una dieta particolare possa modificare il microbiota".
