Le iniziative di competenza del ministero dell'Università e della Ricerca "beneficiano di 11,73 miliardi di euro dal Pnrr e, di questi, 9,09 miliardi sono stati destinati a investimenti in materia di ricerca e innovazione" A ricordarlo è stato il ministro dell'Università e Ricerca Anna Maria Bernini, nella sua audizione, presso la Commissione Attività produttive della Camera, sulle linee programmatiche del suo dicastero in materia di ricerca applicata.
Bernini ha rilevato che si tratta di "risorse ingenti, non solo per il mondo dell'università e degli enti e istituti di ricerca, ma anche per l'efficienza e la competitività dell'intero sistema Paese", ma ha anche sottolineato che "promuovere l'innovazione e la diffusione delle tecnologie e rafforzare le competenze significa favorire uno sviluppo basato sulla conoscenza e, quindi, un'economia capace di esprimere maggiore valore aggiunto". Eppure, ha continuato la titolare del Mur, in questo scenario l'Italia parte da "un ritardo cronico, di cui dobbiamo essere consapevoli".
"Nel 2021 la spesa in ricerca e sviluppo era pari a poco meno dell'1,5% del Pil, un dato ancora distante dalla media europea che supera il 2% – ha continuato il ministro – A comporre la spesa, stando ai dati Eurostat disponibili per il 2020, è lo 0,93% della spesa privata e lo 0,57% di quella pubblica", ha proseguito Bernini, aggiungendo che il livello di cooperazione tra settore pubblico e settore privato "è sotto i livelli medi europei e rappresenta uno dei principali colli di bottiglia del sistema di innovazione nazionale", nonostante la grande capacità dei ricercatori italiani, evidenziata anche dalle pubblicazioni scientifiche. Il ritardo italiano secondo il ministro si esprime su un tema centrale, come "quello dei dottorati di ricerca".
