“Stiamo andando contro il muro”, avverte il presidente Istat Gian Carlo Blangiardo. Il record negativo di nascite segnato nel 2021 è destinato ad essere battuto anche quest’anno, a conferma di un crollo in pieno svolgimento.
“Nei primi sei mesi di quest’anno le nascite sono scese ancora, -3% in meno dello scorso anno che fu già un anno record con soli 399.000 nati”, spiega il numero uno dell’istituto nazionale di statistica, a Bologna per un convegno (“Italia: che futuro? Il declino di un paese dove non nascono figli”) accanto al presidente della Cei Matteo Zuppi. Il crollo delle nascite, ricorda poi Blangiardo, porterà conseguenze in termini di difficoltà su pensioni e welfare (di qui al 2070 è previsto un forte aumento degli anziani) e in termini di calo del Pil. Sono “dati che mettono paura”, commenta Zuppi.
"Io ho l'impressione che reagiamo solo quando andiamo a sbattere, come è accaduto col Covid e con la guerra. Con Spagna e Giappone siamo tra i paesi più vecchi. E anche chi arriva nel nostro paese si adegua subito". L'arcivescovo di Bologna sottolinea che "siamo diventati molto individualisti e la maternità è diventata una complicazione", più che fonte di "prestigio". Ma c'è anche il tema della precarietà diffusa. "Come è possibile che non abbiamo fatto niente?", si chiede allora Zuppi. In più, nota, "l'ascensore sociale è rotto da tempo e non vedo molta preoccupazione per aggiustarlo". Infine, un invito alla politica: "Guai a farlo diventare un tema di parte".
"Faticosamente- dice Zuppi a margine dell'incontro- ci rendiamo contro che ogni anno l'Italia perde una città come Bologna e che ogni anno dal nostro paese partono dal nostro paese 100-120.000 ragazzi. Sono dati che dovrebbero essere al primo posto in qualunque agenda, perchè vuol dire che non c'è futuro. Papa Francesco ce l'ha molto chiaro". Su questo fronte però, concede il presidente Cei, il Governo Draghi "ha preso delle iniziative importanti. Ci auguriamo che il prossimo Governo non soltanto le confermi, ma le potenzi".
