Il Report diramato dal ministero della Salute al termine della fase pilota del Registro nazionale protesi traccia anche un identikit della protesi al seno. “Il volume medio delle protesi impiantate nelle procedure eseguite con finalità estetica è di 312 cm3 (range: 55-675 cm3). L’analisi dei dati effettuata sulle revisioni ha mostrato una durata di vita media della protesi posizionata per finalità estetiche di 11,2 anni e 6,8 per quelle ricostruttive.
La quasi totalità delle protesi impiantate- precisa il Report- sia per finalità estetiche che ricostruttiva ha un riempimento in silicone (99,5%); solo lo 0,5% ha contenuto in silicone e microsfere di borosilicati. La necessità di ridurre l’incidenza di complicanze postoperatorie nel breve e lungo termine ha favorito, a livello internazionale, la definizione di linee guida per la gestione del paziente nella fase pre-intra e post-operatoria. La profilassi antibiotica, i tempi operatori, il cambio dei guanti prima del posizionamento della protesi, l’utilizzo di antisettici o antibiotici per la gestione del dispositivo durante l’intervento e l’uso dei drenaggi sono tutti fattori che possono condizionare il verificarsi di eventi quali: infezioni, ematomi, sieromi, contrattura capsulare”, si legge ancora.
“Il 54,6% delle procedure registrate è stata effettuata contestualmente su entrambe le mammelle (intervento bilaterale). Interventi monolaterali sono stati eseguiti nel 57,1% delle procedure effettuate per finalità ricostruttiva, mentre solo nel 5% delle procedure effettuate con finalità puramente estetica. In ambito ricostruttivo, nel 83,3% delle procedure, l’impianto è stato posizionato a seguito di diagnosi di neoplasia mammaria; nel 64,2% dopo una mastectomia radicale con risparmio di cute e capezzolo. La protesi è stata impiantata in immediato nel 70,2% dei casi, mentre nel 29,8% dopo rimozione di un espansore”. Sono altri numeri cruciali sull’utilizzo delle protesi mammarie, contenuti nel Report diramato dal ministero della Salute al termine della fase pilota del Registro nazionale sulle protesi mammarie.
Ecco altre specifiche: "In presenza di una diagnosi di neoplasia mammaria, oltre alla procedura di impianto protesico è stato effettuato nel 28% dei casi l'allestimento di un lembo locale, nel 2,7% il trapianto di tessuto adiposo, nell'1,9% dei casi entrambi le procedure. Nel 14% dei casi, la protesi è stata posizionata a seguito di mastectomie profilattiche eseguite nell'86,6% dei casi con risparmio di cute e capezzolo. Nelle mastectomie profilattiche, oltre alla procedura di impianto protesico è stato effettuato: nel 26,9% dei casi l'allestimento di un lembo locale, nel 1,8% il trapianto di tessuto adiposo, nel 1,2% dei casi entrambi le procedure".
"La principale causa di revisione- prosegue il Report- è stata la contrattura capsulare (33,3%); nel 17,1% dei casi la procedura è stata effettua a seguito della rottura della protesi; nel 15,8 % dei casi la procedura è avvenuta senza che ci fosse stato un problema correlato al dispositivo e, dunque, occorsa per la correzione di eventuali asimmetrie o variazioni volumetriche. Le protesi più impiantate dai chirurghi sono state quelle con profilo anatomico e superficie microtesturizzata (62,4%), seguite da quelle con profilo anatomico e superficie in poliuretano (29,6%). Il volume medio delle protesi impiantate è stato di 368 cm3 (range: 50-775 cm3). L'analisi dei dati effettuata sulle revisioni ha mostrato una durata di vita media della protesi posizionata per finalità ricostruttiva pari a 6,8 anni. In ambito estetico, nel 73,3% delle procedure, l'impianto è stato effettuato per aumentare il volume di mammelle ipoplastiche/ipotrofiche e nel 44,5% dei casi la protesi è stata posizionata sotto il muscolo gran pettorale secondo la procedura chirurgica definita dual plane. Quando la protesi è stata posizionata sotto la ghiandola, il trapianto contestuale di tessuto adiposo è stato effettuato dai chirurghi in percentuale più alta rispetto a quando la protesi è stata posizionata in sede sottofasciale o sottomuscolare. Il solco sottomammario ha rappresentato la via preferenziale di accesso per posizionare la protesi (51,6%).
L'accesso ascellare è stato utilizzato soprattutto quando la protesi è stata impiantata in sede sottoghiandolare". "L'analisi dei dati- sottolinea il ministero- mostra che la principale causa di revisione nelle pazienti che hanno impiantato una protesi con iniziale finalità estetica, non è stata legata a problematiche connesse al dispositivo (36,0% dei casi); l'intervento di revisione invece é stato effettuato per il verificarsi di una contrattura capsulare nel 32,1% dei casi o per la rottura della protesi nel 22,9% dei casi. Sono state impiantate per lo più protesi con profilo tondo e superficie liscia (30,9% dei casi); è seguito l'utilizzo di dispositivi con profilo anatomico e superficie microtesturizzata (21,3% dei casi) e con profilo tondo e superficie microtesturizzata (16,3% dei casi)", si specifica nel Report.
