"L'influenza è spesso considerata una patologia banale e caratterizzata 'solamente' da febbre e dolori generalizzati. L'anziano sappiamo essere una delle maggiori categorie a rischio e il primo sintomo per questa categoria può essere una caduta.
Per questo non è semplice intercettare la malattia, le ricadute e le complicanze sono spesso sottostimate". Lo ha detto la professoressa Stefania Maggi dirigente di ricerca CNR dell'Istituto di Neuroscienze, Sezione di Padova-Invecchiamento, durante il suo intervento al convegno 'La gestione del paziente fragile nella nuova stagione vaccinale autunnale'. "Le complicanze- ha proseguito Maggi- per questa categoria fragile della popolazione sono davvero gravi e non solo per l'apparato respiratorio. Dati recenti hanno confermato come post-influenza questi pazienti possano avere come conseguenza delle neuroinfiammazioni. In Danimarca, tramite i dati raccolti in registri, è stato stimato nell'anziano post influenza un aumento del 73% della malattia di Parkinson ma anche di demenze".
Da altri studi emerge come il "15% degli anziani residenti in Rsa- prosegue la professoressa- dopo l'infleuenza possono riportare quelle che gli esperti definiscono 'disabilità catastrofica' provocata da una caduta o da un ictus. Sappiamo anche che in questi soggetti fragili, a seguito dell'influenza, si registra una aumentata possibilità di ospedalizzazione e un più 90% di decessi. Emerge anche che si origina un aumento dei costi per il sistema sanitario nazionale (Ssn)". La prevenzione dell'influenza è un must e "il vaccino è un'arma di prevenzione importantissima. Non si vede solo in termini di risposta anticorpale ma anche evitamento dell'ospedalizzazione. Sul 'vaccino antinfluenzale ad alto dosaggio' abbiamo aspettative elevate. Ciò è dovuto ad uno studio randomizzato su 32mila over 65enni ed è emerso che il vaccino ad alto dosaggio ha una superiorità di efficacia del 24% rispetto al vaccino standard. Anche il Cdc, evidenza maggiore efficacia del 'vaccino ad alto dosaggio' da usare soprattutto nel paziente anziano.
"In Italia gli 80enni aumentano molto dal punto di vista demografico. Perciò il vaccino contro l'influenza, nell'anziano, è importante ed evita l'impatto pesantissimo su Ssn e famiglie, ma bisogna migliorare la comunicazione e promuovere azioni sinergiche per sfruttare il miglior piano vaccinale", ha concluso l'esperta.
