“Un giovane medico, che entra a far parte del Servizio sanitario nazionale, magari in Pronto soccorso, che ha appena il 16% delle possibilità di fare carriera e che quindi farà tutta la sua vita professionale con lo stesso livello, privo di stimoli, che in questi 30-40 anni di lavoro verrà aggredito più volte negli ospedali, questo è un dato di fatto, e che andrà incontro a contenziosi medico-legali incredibili, perchè dovrebbe lavorare in una struttura pubblica? È quello che ho chiesto al ministro Speranza in occasione di un convegno sulla questione medica”.
Lo spiega alla Dire il presidente della Federazione Cimo-Fesmed, Guido Quici. “Non si tratta solo di un problema economico, che comunque esiste- continua- ma si tratta di considerare che non c’è più una vita privata e che manca una prospettiva professionale a causa dell’appiattimento delle carriere: negli ultimi 10 anni, infatti, le strutture complesse e semplici sono state tagliate del 43%. Questi medici, inoltre, lavorano sotto stress, poichè spesso sono sotto organico e costretti a lavorare il doppio rispetto a quello che dovrebbero fare”.
Secondo Quici le cause di questa situazione sono molteplici. Il presidente della Federazione Cimo-Fesmed informa, però, che "a breve pubblicheremo un documento dal quale emerge che in dieci anni c'è stato un crollo delle prestazioni: 35mila posti letto in meno, migliaia di medici in meno, 110 Pronto Soccorsi in meno, non so quante autoambulanze in meno, 283 milioni di prestazioni in meno". "Una serie di tagli- sottolinea- che hanno portato, attraverso il Dm 70, ad un vero e proprio 'cane che si morde la coda'. Se, infatti, si tagliano le strutture e il personale, si tagliano anche i servizi e l'offerta".
"Chi lavora in Pronto Soccorso, che ormai è diventato lo sfogatoio del cittadino che vuole una risposta immediata- spiega- sa bene che deve fare i conti con un problema di organizzazione, di risorse umane, che sono notevolmente sotto organico, mentre quelle presenti sono talmente oberate di lavoro che devono raddoppiare i turni, sono sottopagate e non hanno alcuna prospettiva di carriera". Quici si sofferma poi sugli specialisti ambulatoriali e sulla eventualità, paventata dal presidente dell'Ordine del medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Roma, Antonio Magi, di portare da 25 a 38 le loro ore lavorative.
"Gli specialisti ambulatoriali sono sotto orario e c'è la possibilità di fare più ore di lavoro. Non sono però loro che andranno a coprire i turni nei Pronto Soccorso o nell'area delle emergenze, rianimatori su tutti". "Noi- prosegue- abbiamo due problemi: il primo è la prevenzione, secondaria a terziaria, il secondo riguarda l'emergenza. La prevenzione secondaria si ha quando una persona va a fare una visita specialistica e, in anticipo, riceve una diagnosi di tumore e fa così in tempo a curarsi. La prevenzione terziaria, invece, avviene quando una persona viene ricoverata, magari a seguito di un infarto o di una epatopatia cronica, poi torna a casa e viene seguito dallo specialista sul territorio in ospedale come follow up".
"I medici specialisti ambulatoriali- precisa Quici- hanno mediamente 25 ore e potrebbero arrivare a 38 ma è la Asl che deve occuparsi di questo carico economico, potenziando gli ambulatori e sgravando di una serie di prestazioni che gli ospedali potrebbero anche non fare per dedicarsi agli acuti. Occorre, comunque, che ci sia una visione complessiva. Credo che l'ospedale abbia bisogno, da subito, di medici di medicina d'urgenza, di rianimatori e di anestesisti ma anche di chirurghi e specialisti che diano risposte immediate per quelle attività ospedaliere che il Covid ha rinviato a tempo indefinito". Quici critica inoltre chi ha deciso ricorrere a medici provenienti dall'estero. "Non può essere questa la soluzione, perchè si sancisce un principio che poi rischia di diveire stabile. Se io pago pochi soldi, ad esempio, i medici cubani, poi sono disincentivato ad assumere personale. Se i medici che vengono dall'estero vengono pagati 4.500 euro, un medico che lavora nel Servizio sanitario nazionale, guadagna mediamente, sto parlando di lordo, 6.500 euro".
Non solo. "Bisogna fare un discorso legato alle cooperative. È un medico specialista del settore o meno? E poi, nei confronti di questi medici viene rispettata o no la normativa europea in termini di orario di lavoro? O arrivano, lavorano 24 ore o 48 ore consecutive e poi se ne vanno perchè tanto sono pagati dall'esterno? E quanti errori potrebbero fare se facessero tutte queste ore consecutive? Non ci sono regole, mentre con i contratti di lavoro ce ne sono numerose che portano a dei limiti", conclude.
