Un importante passo in avanti verso la personalizzazione della terapia nel tumore al seno metastatico BRCA mutato: a seguito dell’autorizzazione alla rimborsabilità da parte di AIFA anche in Italia è disponibile talazoparib (Talzenna) farmaco della classe dei PARP-inibitori, indicato come monoterapia per il trattamento dei pazienti affetti da carcinoma mammario HER2 negativo, localmente avanzato o metastatico, con mutazioni germinali BRCA1/2.
Come da indicazione europea, i pazienti devono essere stati precedentemente trattati con una antraciclina e/o un taxano nel contesto neoadiuvante, localmente avanzato o metastatico, e i pazienti con carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali (HR) devono essere stati precedentemente trattati con terapia endocrina o ritenuti non idonei alla terapia endocrina.
In Italia ogni anno si ammalano di tumore al seno circa 50.000 donne (I numeri del cancro AIOM), di queste il 15% diventeranno metastatiche o saranno giĂ metastatiche alla diagnosi. Oggi almeno 37.000 donne convivono con una diagnosi di carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico; nel 10% dei casi il tumore esprime una mutazione della linea germinale del gene BRCA trasmesso per via ereditaria.
«L’accesso al test BRCA è disponibile su tutto il territorio nazionale e il rimborso dello stesso per i pazienti oncologici che possono avere le mutazioni è garantito – dichiara Saverio Cinieri, Direttore Oncologia Medica e Responsabile Breast Unit, Presidio Ospedaliero “San Antonio Perrino” Brindisi e Presidente Associazione Italiana di Oncologia Medica – AIOM – per decidere a quali donne, o uomini, proporre il test BRCA esistono linee guida e raccomandazioni emanate da AIOM e pubblicate sul sito www.aiom.it»
I PARP-inibitori agiscono sui meccanismi di riparazione del DNA nelle cellule tumorali della mammella causandone la morte.
«Gli enzimi PARP hanno il compito di riparare i danni al DNA. Anche le proteine BRCA1 e 2 regolano la riparazione del DNA, che però è carente nelle pazienti con mutazione BRCA. Quando le cellule tumorali vengono esposte a sostanze che bloccano il meccanismo di riparo legato ai PARP (vale a dire gli inibitori di PARP), non sono più in grado di riparare in alcun modo i danni del DNA e questo ne blocca la crescita e le conduce a morte – spiega Lucia Del Mastro, Direttore Clinica di Oncologia Medica e Coordinatore della Breast Unit, Policlinico San Martino, Università di Genova – tale meccanismo spiega perché gli inibitori di PARP, come talazoparib, sono efficaci e vengono utilizzati solo in tumori BRCA mutati. Talazoparib rappresenta una nuova, importante e specifica strategia terapeutica mirata per i tumori al seno BRCA mutati, che prima della disponibilità degli inibitori PARP venivano trattati solo con chemioterapia o con terapia ormonale nel caso fossero presenti i recettori per gli ormoni».
L’approvazione di talazoparib si basa sui risultati dello studio di fase 3 randomizzato EMBRACA.
Lo studio EMBRACA ha messo a confronto talazoparib con chemioterapia standard (capecitabina, eribulina, gemcitabina, vinorelbina) ed è stato condotto su 431 pazienti affetti da carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico HER-2 negativo con mutazione germinale BRCA, precedentemente trattati con non più di 3 regimi chemioterapici citotossici per il trattamento del carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico. Non erano ammessi trattamenti precedenti con PARP-inibitori.
Lo studio ha dimostrato che con talazoparib, a 12 mesi dall’inizio del trattamento, la malattia non ha mostrato una progressione in circa il 40% dei pazienti trattati con talazoparib rispetto al 20% dei pazienti trattati con chemioterapia, con una riduzione del rischio di progressione di circa il 50%. L’efficacia di talazoparib è stata osservata sia nel sottogruppo di pazienti con tumore triplo negativo che nel sottogruppo con tumore con recettori ormonali positivi, così come nel sottogruppo non pretrattato o pretrattato con chemioterapia. Inoltre, una riduzione delle lesioni tumorali è stata osservata nel 63% dei pazienti trattati con talazoparib rispetto al 27% dei pazienti trattati con chemioterapia standard. Infine, il trattamento con talazoparib ha determinato un significativo miglioramento, rispetto alla chemioterapia, dello stato di salute globale e della qualità di vita.
Pfizer da decenni è impegnata nella ricerca, nello studio e nello sviluppo di opzioni terapeutiche innovative nell’area oncologica.
«Pfizer continua a fornire soluzioni volte a rispondere ai bisogni terapeutici delle pazienti affette da tumore al seno metastatico con talazoparib, questa volta focalizzandosi su una sottopopolazione a minore incidenza – afferma Alberto Stanzione, Direttore Oncologia di Pfizer in Italia – i tumori al seno non sono infatti tutti uguali. Ognuno ha le proprie caratteristiche, sia a livello di espressione dei recettori sia a livello di mutazioni nei geni BRCA. Ad oggi si calcola che circa il 10% dei tumori al seno presentino questo tipo di mutazioni. Ed è proprio in questi casi che la malattia si presenta in forma aggressiva già in giovane età . Non solo, sono proprio questi tumori ad avere maggiori probabilità di recidiva. Con talazoparib Pfizer si è impegnata quindi a fare di più per queste pazienti, sviluppando una soluzione che non solo potesse offrire un beneficio clinico in termini di efficacia ma fosse volta anche a migliorare la maneggevolezza della terapia e la qualità di vita di queste donne».
Il regime di rimborsabilità per talazoparib, in classe H, nelle formulazioni da 0,25 mg e 1 mg in capsule rigide, soggetto a prescrizione da parte di Centri utilizzatori specificamente individuati dalle Regioni, è stato stabilito dalla determina AIFA pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 7 luglio.
