“Questo virus è sempre esistito e nei primi quattro anni di età la stragrande maggioranza dei nostri figli probabilmente se lo è preso”.
Lo ha detto il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, ospite di Sky Tg24, parlando del virus sinciziale registrato tra i neonati in diverse zone d’Italia. Sileri ha aggiunto che “in una quota più piccola serve, ovviamente, un ricovero ospedaliero ma voglio che passi questo messaggio: non è un qualcosa di nuovo e inatteso che si aggiunge alla problematica Covid che abbiamo. Quando i bambini hanno una sindrome influenzale che non passa, che dura un po’ di più con sintomi respiratori un po’ più importanti, bisogna avvertire il pediatra che saprà dare le giuste indicazioni”. L’esponente del governo ha poi sottolineato che “si tratta di un virus che esiste da moltissimi anni, purtroppo non vi è un vaccino e sono possibili delle infezioni perchè l’immunità, una volta che lo hai preso, non è duratura, non è perenne”.
Sileri ha concluso: “Oggi circola un po’ di più rispetto allo scorso anno, con le scuole e i nidi chiusi, per l’utilizzo delle mascherine e per il lavaggio delle mani. Lo scorso anno è circolato molto meno, come è circolata molto meno l’influenza. Oggi ci troviamo ovviamente con meno persone immunizzate su questo virus e con una circolazione più diffusa rispetto allo scorso anno quando le precauzioni che avevamo preso avevano determinato una modestissima diffusione”.
“La bronchiolite determinata dal virus respiratorio sinciziale (vrs) può essere impegnativa per i bambini sotto i due mesi di vita e nei piccoli con comorbidità. È una situazione impegnativa che non merita, però, una particolare preoccupazione in questo momento.
La patologia può richiedere cure ospedaliere quando è grave ed è necessario disporre di pediatri nelle Terapie intensive neonatali o semintensive, perché spesso sono bambini che presentano la necessità di cure intensive”. Lo afferma Alberto Villani, responsabile dell’Unità operativa complessa di Pediatria generale e malattie infettive dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, intervenuto ai microfoni di Rai News. Come si riconosce la bronchiolite? “È una malattia nota da tempo- spiega Villani- venne identificata negli anni ’50 e può essere determinata sia dal vrs che da altri virus. Si manifesta con una forma respiratoria classica, ad esempio con una secrezione trasparente dal naso, colpi di tosse, starnuti e non sempre compare la febbre. Bisogna stare attenti se il bambino non respira come di consueto.
In particolare- consiglia Villani ai genitori- bisogna fare attenzione ai bimbi sotto i due mesi e, in generale, nei primi 6-8 mesi di vita che rappresentano l’età di maggiore incidenza della malattia”. Il past president della Società italiana di pediatria (Sip) non vuole creare “allarmi. Se il bambino non respira adeguatamente merita l’attenzione e la visita di un pediatra. Ogni pediatra sa riconoscere la malattia prontamente, e solo in rari casi questa problematica richiede il ricovero in terapia intensiva. Non rarissimamente, invece, la necessità di cure ospedaliere”. Sempre rivolgendosi alle mamme e ai papà, Villani consiglia di adoperare le accortezze che sono diventate di uso comune anche per la gestione di questa patologia: “Sempre lavarsi le mani, poi evitare il contatto diretto e portare la mascherina anche in casa- conclude- per non contagiare gli altri bambini piccoli”.
