“Il virus respiratorio sinciziale (VRS) is back e lo avremo in questa stagione, come dimostrano i primi casi che stiamo vedendo nel nostro ospedale e i dati già consolidati degli ospedali del Nord Italia”. Ad annunciarlo è Renato Cutrera, direttore dell’Unità operativa complessa di Broncopneumologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, intervenuto oggi al XXVII Congresso della Società italiana di neonatologia (Sin).
Sebbene non siano ancora stati individuati i meccanismi alla base di questa interferenza tra pandemia sa Sars-Cov-2 e riduzione della circolazione di altri virus, tra cui anche il VRS, lo specialista sottolinea come la pandemia abbia “sconvolto, tra le altre cose, l’epidemiologia dei virus respiratori” e abbia altresì dimostrato che “le misure non farmacologiche di profilassi hanno ridotto se non azzerato alcune tipologie di ricoveri. I virus respiratori continuano a circolare, cambiano la loro stagionalità , ma i soggetti suscettibili ci sono lo stesso. In particolare, i dati sul VRS depongono per una recrudescenza nel momento in cui vengono allentate le misure di contenimento del Covid”. A questo proposito, Cutrera illustra uno studio francese “relativo alla presenza di diversi virus in vari anni, dal quale emerge che negli anni della pandemia, fatta eccezione per il rinovirus, tutti gli altri virus sono spariti. C’è dunque una correlazione tra circolazione del VRS e le misure di contenimento adottate nei vari Paesi contro il Covid”.
Guardando all’Italia, l’esperto riporta alcune evidenze raccolte proprio al Bambin Gesù dove “nelle due precedenti stagioni del 2020 e del 2019 (dati al 30 marzo) eravamo intorno a 140 pazienti ricoverati con bronchiolite da VRS. Quest’anno, alla stessa data, ne avevamo 6. Dati simili a quelli rilevati a Trieste e a Bologna”.
Cosa è necessario fare, dunque, in vista di un ritorno del VRS e delle bronchioliti che può causare? “È importante mantenere alcune misure- spiega Cutrera- come la rilevazione della temperatura e la detersione delle mani all’ingresso delle scuole. Ma c’è anche necessità di un sistema di sorveglianza nazionale, simile a quello per l’influenza. Nel frattempo, resta valido il principio di precauzione che deve portare a profilassare tutti i bambini fragili con l’unica arma che abbiamo a disposizione, cioè il palivizumab”. Del palivizumab e degli altri anticorpi monoclonali attualmente disponibili per la profilassi del VRS nei bambini parla Paolo Manzoni, direttore della Struttura complessa di Pediatria presso l’ospedale di Biella, intervenendo al Congresso della Sin. “Sebbene la prevenzione del VRS sia tassativa in alcune categorie di bambini, come quelli affetti da fibrosi cistica o a sindrome di down e quelli con patologie respiratorie- tiene a precisare- resta importante per tutti i bambini perché le sequele da VRS possono presentarsi anche dopo tempo ed è ormai nota l’associazione tra precoce evenienza di bronchiolite per VRS e asma nei primi anni di vita”.
L’unica arma di prevenzione del VRS nei bambini è l’immunizzazione che, spiega l’esperto, può avvenire tramite tre diversi canali: “per via transplacentare durante la vita intrauterina, assunti tramite il latte materno o per immunizzazione passiva, per infusione di anticorpi monoclonali”. Il passaggio di anticorpi per via placentare presenta un limite, come per tutti gli altri anticorpi trasmessi in questo modo: “decade nelle prime settimane di vita del bambino- ricorda Manzoni- Inoltre, se il bambino nasce prematuro, il passaggio transplacentare è ridotto fino a meno della metà degli anticorpi di un bambino nato a termine. Dunque- sottolinea con enfasi lo specialista- anche i cosiddetti ‘late preterm’ sono a rischio, infatti anche un prematuro a 35 settimane ha fino al 53% in meno di anticorpi materni”. L’allattamento al seno risulta un metodo efficace se si considera che “i bambini non allattati al seno hanno il 57% di rischio in più di ammalarsi e che anche solo 6 mesi di allattamento al seno bastano per proteggere dal VRS stabilmente fino ai 12 mesi”. Tuttavia, la vaccinazione materna in gravidanza pone quesiti ancora irrisolti riguardo al periodo in cui sia opportuno effettuarla, dato che una eventuale nascita pretermine potrebbe vanificare il meccanismo di immunizzazione transplacentare del feto. “Gli anticorpi monoclonali, in particolare il palivizumab, restano dunque- conclude Manzoni- il cardine di ogni serio tentativo di prevenzione farmacologica del VRS.
Il palivizumab va somministrato confidando nella sua efficacia e sicurezza, tenendo fuori i discorsi di tipo farmaco-economico. Tutti gli altri aspetti di produzione di vaccini, sia pediatrici che materni, sono in divenire e non vedremo risultati concreti prima dei prossimi cinque anni”, conclude.
