Vivere in un’atmosfera riccoa di ossigeno e dei suoi composti chimici non è semplice. Nel corso di millenni gli essi viventi hanno sviluppato numerosi meccanismi antiossidanti, che proteggono dal pericolo e proprio andando a stimolare questi ultimi, l’ozono produce molti dei suoi effetti curativi e antiinfiammatori.
E’ il paradosso dell’ozono: una molecola potenzialmente dannosa che, se utilizzata in modo appropriato e in microdosi, permette di ottenere risultati terapeutici.
Si ossigeno-ozonoterapia, o più semplicemente di ozonoterapia, e quindi di trattamenti medici diversi tra loro ma che hanno in comune l’uso di questo gas, si occupa il Manuale Pratico (Prima Edizione), realizzato da Alessio Zambello, specializzato in Anestesia rianimazione e Terapia del dolore e che nel 2013 ha scritto le Linee guida della Federazione italiana di ozonoterapia (FIO), e da Matteo Bonetti, specializzato in Radiodiagnostica, Neuroradiologia interventistica spinante, Direttore del Servizio di neuroradiologia dell’Istituto Clinico Città di Brescia e pioniere in Italia nel trattamento dell’ernia del disco con ozonoterapia.
Il manuale è un modo per avvicinarsi al mondo dell’ozono e dei suoi molteplici impieghi in medicina in una prospettiva scientifica, cioè standardizzata, ripetibile ed allineabile, se non già allineata, alla medicina dell’evidenza. Ha una dimensione pratica, didattica e schematica. “Tutti i capitoli hanno la medesima struttura e possono essere letti in modo autonomo -si legge nell’introduzione- Le indicazioni terapeutiche sono seguite dai suggerimenti per un’adeguata valutazione clinica. La sede ed il numero delle somministrazioni precedono i materiali e la descrizione del metodo di somministrazione che comprende i volumi e le concentrazioni consigliate per ogni tecnica. A supporto dell’apprendimento e della comprensione il testo è completato da numerose immagini con la schematizzazione dei diversi reperti anatomici. Il capitolo finale è dedicato agli effetti collaterali, alla loro prevenzione ed ai presidi di cui disporre in ogni ambulatorio”.
Chi ha iniziato a conoscere l’ozono 20 o 30 anni fa non aveva riferimenti nei testi, a cui attingere, imparare tecniche, e anche gli articoli scientifici erano pochi e con un numero limitato di pazienti coinvolti. “Solo nel 2000 il Boccia avrebbe pubblicato il libro che tutti attendevamo- scrivono gli autori -Un testo che affrontava per la prima volta ed in modo estremamente accurato il meccanismo d’azione ed il razionale dell’ozonoterapia, intesa però principalmente come terapia sistemica attraverso l’autoemoterapia; le numerose altre tecniche che si erano nel frattempo sviluppate erano affrontate marginalmente”. In pratica la ‘tradizione orale’ superava ‘ quella scritta’ e codificata, in quanto non ancora sufficientemente strutturata e quindi da molti guardata con sospetto e pregiudizio, considerata “ciarlataneria’, qualcosa di ‘non scientifico’.
“Era chiaro che la terapia fosse efficace ed avesse un razionale ma dovevamo dirlo con linguaggio scientifico. La nostra risposta fu allora quella di utilizzare il metodo scientifico contro le semplificazioni autoreferenziali, sia favorevoli che contrarie all’ozonoterapia -proseguono- Si decise di standardizzare le diverse tecniche, indagarne gli effetti collaterali e le loro cause, fondare una rivista dedicata all’ozonoterapia. Nel volgere di qualche anno avevamo centinaia di articoli scientifici, alcuni pubblicati da riviste internazionali prestigiose con elevati impact factor e comitati di revisione molto severi; una netta riduzione degli effetti collaterali, ora divenuti rari e di scarso significato clinico; una credibilità rinnovata che favoriva la diffusione internazionale -ricordano gli autori- La patologia del disco intervertebrale fu il centro principale delle nostre ricerche e suggerisce uno schema di lavoro e di studio. Fu un lavoro di squadra”.
Oggi il riconoscimento dell’ozonoterapia da parte di molti sistemi sanitari è ormai un fatto consolidato. L’ozono ha ottenuto uno spazio anche in ambito universitario ed il suo uso è consigliato, se non come prima scelta, in molte patologie. “Tutto questo grazie a quel lavoro di squadra, al metodo rigoroso, alla raccolta dati e alla pubblicazione di articoli”.
