Disturbi del sonno, noia, difficoltà di concentrazione, irritabilità, stanchezza, mal di stomaco, tristezza, stress fino a manifestazioni estreme come crisi di ansia e attacchi di panico.
È la sindrome post-vacanza che può manifestarsi sul piano cognitivo-comportamentale, fisico ed emotivo e colpisce sia gli adulti che i bambini. A tracciare l’identikit di questa sindrome che affligge molte persone al rientro dalle ferie sono gli esperti di Guida Psicologi che spiegano come riconoscerla e gestirla. “In prima istanza- chiariscono- può essere difficile identificare la sindrome post-vacanza, poiché i sintomi presentati sopra possono riferirsi a diversi disturbi: il punto chiave per rilevare questa sindrome è che i sintomi compaiono dopo il periodo di vacanza e in previsione di riprendere la routine. La durata dipenderà da ogni caso particolare, ma può variare da due o tre giorni nei casi più lievi, fino a settimane o addirittura mesi nei casi più gravi”.
Chi sono i soggetti maggiormente vulnerabili a questa sindrome che può durare da pochi giorni a diversi mesi, nei casi più gravi? “Lavoratori che hanno una bassa tolleranza alla frustrazione e una scarsa capacità di adattamento ai cambiamenti, che godono di periodi di vacanza più lunghi e trovano sgradevole il loro ambiente di lavoro. Si tratta- chiariscono gli psicologi- di un disagio diffuso nelle società in cui l’attività lavorativa è percepita in modo negativo, imposto e sacrificato. La sindrome post-vacanza, quindi, può essere intesa come la difficoltà nell’eseguire il necessario processo di adattamento del periodo di ferie alla routine lavorativa. Per alcune persone infatti, l’impatto della ripresa degli impegni e delle responsabilità che il lavoro implica dopo un periodo di disconnessione, può essere molto forte”.
Quando la sindrome colpisce i bambini, come riconoscerla? Tra i sintomi si possono notare “mal di stomaco, vomito o diarrea, disturbi del sonno (in particolare incubi ed enuresi), mancanza di appetito e di motivazione, pianto (soprattutto quando si va a scuola), irritabilità o aggressività. Come nel caso degli adulti, se i sintomi persistono per più di due settimane è necessario rivolgersi a un professionista per capire se c’è un altro problema di fondo”. Come possiamo aiutare i nostri figli in questo processo di adattamento? Gli esperti suggeriscono di “riprendere, un po’ prima dell’inizio della scuola, una routine quotidiana (per quanto riguarda i pasti, il bagno e l’ora di andare a letto) simile a quella che avranno all’inizio della scuola, incoraggiare la comunicazione e l’espressione delle emozioni, ascoltarli con attenzione, e soprattutto non sottovalutare i loro stati d’animo, cercando di capire perché si sentono così.
Rafforzare i piccoli risultati scolastici prima di iniziare. Inoltre, dare un’occhiata ai nuovi libri o preparare lo zaino per il primo giorno possono essere azioni che possono rinforzare positivamente lo stato d’animo. Bisogna poi puntare sugli aspetti positivi- proseguono gli psicologi- Parlare di quanto sarà bello ritrovarsi con gli amici e raccontarsi le vacanze, imparare cose nuove, iniziare la sua attività sportiva preferita, oppure immaginare le escursioni che si faranno quest’anno”. Le linee guida dedicate agli adulti per prevenire, gestire e superare questa sindrome suggeriscono prima di tutto di “ripartire le ferie in momenti diversi, programmare in anticipo il rientro a casa dalle vacanze, in modo graduale, con il minor stress possibile. Questo significa- chiariscono gli esperti- non tornare a casa il giorno prima di ricominciare a lavorare. È necessario impiegare almeno un paio di giorni per riorganizzare la nostra routine, e prendere coscienza del ritorno alla quotidianità”.
Una volta rientrati al lavoro, è importante “creare un ambiente il più piacevole possibile, condividendo con i colleghi racconti e aneddoti sulle vacanze. Procedere per gradi, iniziando dai compiti meno intensi e più piacevoli, per poi proseguire con quelli più difficili o fastidiosi. Non riempirsi di lavoro il primo giorno. Usare il tempo libero per continuare a fare attività che ci piacciono”. Gli esperti di Guida Psicologi sottolineano inoltre l’importanza della routine del sonno: “Dovremmo dormire tra le 7 e le 8 ore e mantenere orari regolari rispetto a quando andiamo a letto e ci alziamo”.
Da non sottovalutare anche l’esercizio fisico: “È un punto fondamentale per il benessere psicofisico, per questo è importante cercare di fare esercizio fisico moderato ogni giorno se possibile”. Di grande aiuto può essere anche “organizzare il quotidiano, recuperando le proprie abitudini”. Bisogna infine praticare e coltivare ogni giorno “le emozioni positive e imparare a gestire quelle negative, mantenendo un dialogo interno positivo premiandosi per ogni piccolo sforzo, soprattutto nei primi giorni. D’altra parte- constatano in conclusione gli esperti- è normale che appaiano emozioni negative e dobbiamo lasciare anche a loro il proprio spazio. Perché è essenziale permettersi di viverle, dando loro un significato”.
