Nel 2020, contestualmente alla pandemia di COVID-19, nove studi medici su dieci hanno subito una riduzione dell’attività , che in taluni casi si è spinta fino a una chiusura temporanea.
Per far fronte alle difficoltà economiche in cui si sono trovati, hanno adottato varie misure: il 35% degli studi ha fatto ricorso al lavoro ridotto, il 18% ad aiuti sotto forma di liquidità . Questi sono alcuni dei risultati dell’ultima rilevazione dei dati strutturali degli studi medici e dei centri ambulatoriali realizzata dall’Ufficio federale di statistica (UST) tra novembre 2020 e aprile 2021.
Tra metà marzo e fine aprile 2020, agli studi medici è stato vietato realizzare interventi e trattamenti non urgenti. In quel mese e mezzo, il 73% degli studi hanno constatato una riduzione dell’attività , mentre il 9% ha temporaneamente chiuso i battenti. Gli studi che praticano medicina specialistica con attività chirurgica sono stati quelli più colpiti; l’attività del 94% di loro è stata ridotta o interrotta. Questa situazione ha interessato il 66% degli studi di psichiatria, il settore di attività che meno ha subito l’impatto della pandemia.
Ripresa contrastante delle attività a partire da maggio
Alla fine di aprile sono state revocate le restrizioni delle attività ordinate agli studi medici. Tuttavia le loro attività sono tornate solo in parte alla normalità . Tra maggio e ottobre 2020, il 48% degli studi medici ha ripreso un livello di attività simile o superiore a quello registrato in un anno normale. Per il 46% di loro, invece, il livello di attività è rimasto inferiore al normale. Gli studi di medicina specialistica con attività chirurgica sono stati quelli più colpiti; per il 59% di loro l’attività si è mantenuta inferiore a quella svolta in un anno normale. Questa situazione ha interessato solo il 28% degli studi medico-psichiatrici, facendo della psichiatria l’ambito meno toccato dalla crisi.
L’attività di nove studi medici su dieci ridotta tra marzo e ottobre
Nell’intero periodo da marzo a ottobre 2020, l’attività dell’88% degli studi medici ha risentito delle conseguenze della pandemia di COVID-19. Per il 49% degli studi medici l’attività è stata ridotta o interrotta tra la metà di marzo e la fine di aprile, quando gli interventi e i trattamenti non urgenti erano proibiti, ed è poi rimasta inferiore a quella di un anno normale tra maggio e ottobre. Per il 39% degli studi medici, l’attività è stata ridotta tra la metà di marzo e la fine di aprile, ma è tornata alla normalità o addirittura aumentata tra maggio e ottobre. Solo il 12% degli studi medici ha potuto mantenere tutto il tempo un livello di attività normale o aumentarlo.
Un terzo degli studi medici ha fatto ricorso al lavoro parziale
Gli aiuti sotto forma di liquidità e il lavoro ridotto sono state le misure utilizzate più spesso per affrontare le difficoltà economiche legate alla pandemia. Tra marzo e ottobre 2020, il 35% degli studi medici ha fatto ricorso al lavoro ridotto per i propri dipendenti o per altre persone aventi diritto. Il 18% degli studi medici ha beneficiato di aiuti sotto forma di liquidità quali i prestiti COVID. Solo il 2% degli studi ha dovuto licenziare personale.
Le persone che lavoravano in proprio, più colpite, sono state anche quelle più aiutate
Il 60% dei medici indipendenti, che hanno interrotto temporaneamente la propria attività tra la metà di marzo e la fine di aprile 2020 e che tra maggio e ottobre 2020 non hanno recuperato il livello di attività di un anno normale, ha fatto ricorso ad almeno una di queste misure: lavoro ridotto, aiuti sotto forma di liquidità o indennità per perdita di guadagno (casi di rigore). La quota si attesta al 51% per i medici indipendenti che tra marzo e ottobre avevano un grado di attività inferiore al normale senza però interromperla, e al 36% per quelli che hanno ridotto l’attività solo tra la metà di marzo e la fine di aprile o per i quali per tutto il periodo da marzo a ottobre l’attività è rimasta a un livello simile a quella di un anno normale.
Sostegno all’attività degli ospedali
Nella fase iniziale della pandemia l’attività degli ospedali è stata particolarmente intensa, con un afflusso consistente di pazienti. Dalla metà di marzo alla fine di aprile 2020, nel 14% degli studi medici uno o più medici hanno ridotto o interrotto temporaneamente l’attività per dare man forte negli ospedali. Gli studi medici della Regione del Lemano e dell’Espace Mittelland sono quelli che maggiormente hanno fornito sostegno in questo senso, nella misura rispettivamente del 18 e 16%.
