I bambini in Italia? Pochi e diseguali. Nel 2020 ne sono nati appena 404mila, il 7% in meno dell’anno precedente e ben il 30% in meno del 2000. Nel periodo perinatale, la mortalità è del 4,2 per mille ma aumenta fino al 5,6 per mille nelle Isole.
Una differenza territoriale che si riscontra anche riguardo alla mortalità infantile (entro il primo anno di vita) che passa dal 2,3 per mille del Nord-Est al 3,2 per mille al Sud. E non basta. Ben 1.300.000 minori vivono in povertà assoluta, senza beni indispensabili per rispondere a bisogni essenziali, solo 1 su 4 può frequentare un nido, che diventa meno di uno su 10 al Sud. Sono alcuni dei dati inseriti nel documento ‘Senza confini’, elaborato dal Centro per la salute del bambino onlus e dall’Associazione culturale pediatri (Acp), in collaborazione con esperti di area pediatrica e di infanzia e con istituzioni come l’Istituto superiore di sanità e il ministero della Sanità , e presentato da Giorgio Tamburlini, presidente del Csb, nel corso del 76esimo Congresso italiano di pediatria, organizzato in modalità digitale dalla Società italiana di pediatria (Sip).
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Dopo l’analisi del contesto, afferma Tamburlini, “il documento individua le principali criticità del sistema, che esistevano già e sono state accentuate dalla pandemia. Una di queste è relativa all’area della salute mentale che va dai disturbi del neurosviluppo, che insorgono già nella prima infanzia, alle problematiche più squisitamente psichiatriche che possono manifestarsi invece nell’adolescenza”. In generale, nella fascia che va da 1 a 18 anni, “2 bambini/adolescenti su 10 fanno ricorso ai servizi pubblici di neuropsichiatria infantile che sono gravemente carenti in almeno 2/3 del territorio nazionale. Dove si registrano queste carenze- chiarisce l’esperto- non abbiamo specialisti (neuropsichiatri infantili, psicologi, logopedisti, riabilitatori) sufficienti a far fronte alla richiesta. Ci sono a volte nel settore privato, ma questo costringe molte famiglie a sostenere spese, spostamenti e liste di attesa che non si conciliano con il bisogno di avere diagnosi e interventi abbastanza rapidi”. Il documento denuncia poi che un bambino su 100 subisce una qualche forma di maltrattamento (fisico, psicologico, abuso sessuale, violenza assistita), che al 34,7% dei bambini italiani non è mai stato letto un libro nei primi due anni di vita e che un minore su sette, nel nostro Paese, abbandona prematuramente gli studi.
In generale, inoltre, i bambini con genitori di livello socio-economico più basso accumulano, già all’età di 4 anni, un significativo svantaggio in termini educativi e di sviluppo rispetto ai coetanei provenienti da situazioni familiari più favorevoli. Il documento ‘Senza confini’ si fonda sull’evidenza che investire nell’età evolutiva produce importanti ricadute sullo stato di salute, sull’educazione e sul benessere degli individui come dell’intera società , riducendo le diseguaglianze e aumentando la coesione, la sostenibilità demografica e ambientale. “Un tale investimento- si legge- costituisce oggi una necessità improrogabile, in particolare in un paese in crisi demografica come l’Italia”. A tale scopo occorre una visione unitaria delle politiche per la maternità , la paternità , l’infanzia e l’adolescenza che superi i confini e le frammentazioni attuali e persegua una forte integrazione tra servizi sanitari, educativi, sociali e culturali.
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Quali sono le soluzioni proposte dal documento ‘Senza confini’? “Sul piano delle cure primarie, il documento sostiene che non sia più pensabile, al giorno d’oggi, che la medicina generale e quindi anche la pediatria di libera scelta siano articolate in ambulatori individuali e, di conseguenza, promuove l’idea della pediatria di gruppo, di ambulatori nei quali operano più professionisti, rendendo questi centri un punto di riferimento per le famiglie e consentendo ai professionisti di lavorare come si dovrebbe sempre fare in medicina, cioè in gruppo, con scambio di informazioni, aggiornamento, capacità di interagire con gli altri servizi.
L’altra cosa che sosteniamo con forza nel documento- prosegue il presidente di Csb onlus- è che la pediatria deve aprirsi al proprio ruolo di sostegno allo sviluppo del bambino, sin dai primi mille giorni, e alla sua famiglia, con una funzione educativa e di supporto esercitata già da molti pediatri, ma per la quale occorre una formazione specifica che non viene ancora data nelle scuole di specialità ”.
L’appello è, dunque, “di mettere mano all’attuale organizzazione. A questo proposito nel documento- chiarisce l’esperto- proponiamo soluzioni che sono già in atto in qualche parte del Paese. C’è quindi un’ampia appendice che riporta un elenco di buone pratiche. Il documento ‘Senza confini’ propone una visione più ampia della salute del bambino che implica la collaborazione tra servizi e settori diversi. Un sistema che- nella visione degli autori del documento- deve collaborare a supportare le famiglie affinché diano a tutte le bambini e a tutti i bambini le migliori opportunità di crescita e di sviluppo nei primi anni”, conclude Tamburlini.
