“Su circa 51 milioni di italiani ci sono 14 milioni di persone di eta’ superiore ai 18 anni affette da una o piu’ malattie croniche. E se andiamo avanti negli anni, vediamo che circa 3 quarti degli ultra 85enni presentano una o piu’ patologie”.
A dirlo e’ Paola Pisanti, consulente del ministero della Salute per la redazione del Piano nazionale sulla Cronicita’, in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’intergruppo parlamentare sulla Cronicita’ in Sanita’, organizzato in modalita’ on line presso la ‘Sala Caduti di Nassirya’ di Palazzo Madama.
L’evento e’ stato promosso dalla senatrice del Pd e vicepresidente della commissione sanita’, Paola Boldrini. “Il Piano della Cronicita’ nasce da una precedente esperienza fatta sulla redazione del Piano nazionale sulla malattia diabetica del 2012- spiega Pisanti- dove avevamo gia’ cominciato a capire che bisognava lavorare soprattutto sulla persona con patologia e non sulla patologia nella persona. Una filosofia presente anche nel Piano della Cronicita’. Tuttavia, se il Piano Diabete ha avuto una gestazione di 10 anni, quello della Cronicita’ ne ha avuta una di 8 mesi”. È un documento che risponde ai “bisogni non solo clinici, ma anche legati ai determinanti sociali come il livello culturale, l’eta’ anagrafica, le conoscenze religiose e alimentari. Tutti aspetti inseriti nel Piano della Cronicita’”.
Nato con l’intento di pensare non solo alla cura della persona ma con l’obiettivo di accompagnarla nel proprio percorso, il Piano affronta questo cammino partendo dal cittadino senza patologie, in cui bisogna individuare quelle strategie di intervento legate soprattutto alla promozione della salute. Nel momento in cui il cittadino diventa a rischio di malattie, il Piano cerca di dare risposte sulla prevenzione dove le malattie sono prevenibili e sulla diagnosi precoce se la patologia non e’, invece, prevenibile. Il Piano si sviluppa in 5 fasi e approfondisce alcune patologie. Vi trovano spazio, ad esempio, il Parkinson o l’artrite reumatoide, malattie per le quali sono state approfondite non solo le prestazioni cliniche ma anche il percorso organizzativo.
“Tre sono le criticita’ su cui bisogna lavorare: l’organizzazione e il lavoro degli operatori, l’integrazione fra i professionisti e la centralita’ della persona attraverso la formazione, che la porti a gestire in maniera autonoma la propria patologia. Creare, dunque, un paziente che abbia la capacita’ di convivere e di accettare prima di tutto la malattia” ha concluso Pisanti.
