“Cominciamo ad avere a disposizione dei vaccini che appaiono essere efficaci e anche sicuri, l’efficacia stimata varia dal 90 al 95%, alcuni hanno livelli di efficacia relativamente piĂą basse ma naturalmente devono essere ulteriormente valutati e studiati, per potere ottenere valori piĂą elevati”, spiega Gianni Rezza, Direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, durante il webinar “I vaccini come risposta alla pandemia Covid-19”, organizzato da MondosanitĂ , in collaborazione con l’Osservatore di Motore SanitĂ e grazie al contributo incondizionato di AstraZeneca e IT-MeD.
“Abbiamo una disponibilitĂ di vaccini, che dipenderĂ molto dai tempi di autorizzazione delle agenzie regolatorie e di capacitĂ di produzione. Inoltre abbiamo la necessitĂ di considerare delle scale di prioritĂ per la locazione dei vaccini proprio perchĂ© il numero di dosi di vaccino aumenterĂ nel corso del tempo e l’aumento delle dosi sarĂ molto rapido perchĂ©, probabilmente, si renderanno disponibili sempre piĂą vaccini diversi. Solo allora potremmo cominciare a valutare il target di popolazione a seconda del vaccino specifico che andremo a considerare. La strategia vaccinale è ben definita ma abbiamo bisogno di una certa flessibilitĂ perchĂ© potrebbe in parte variare a seconda della necessitĂ di adattarla alle esigenze che possono scaturire dal corso dell’epidemia”.
Sulle tempistiche e il numero di dosi è necessaria una informazione prudente e corretta. “Prevediamo che quando i primi vaccini si rederanno disponibili contiamo che in Europa continentale si rendono disponibili le prime dosi di almeno un vaccino entro la prima metà di gennaio, dipendentemente dalla decisione dell’EMA – prosegue il direttore Rezza -. Quando sarà disponibile il primo vaccino sarà disponibile solo un numero limitato di dosi, e su questo è necessario essere precisi, programmare molto puntualmente la campagna vaccinale e definire le popolazione target che deve essere vaccinata”.
Verranno privilegiate due categorie: gli operatori sanitari e le persone anziane, a partire da quelle istituzionalizzate. “I primi perchĂ© sono le persone altamente esposte che devono continuare a mantenere in atto la capacitĂ di risposta da parte del sistema sanitario – prosegue Gianni Rezza – DopodichĂ© si prenderanno in esame altre categorie di popolazione come ad esempio alcuni lavoratori essenziali, fino ad arrivare a vaccinare un ampia quota di popolazione. L’obiettivo massimo sarebbe è quello di rendere i nostri ospedali e le residenze sanitarie assistite e residenze assistite delle strutture Covid free e per fare questo c’è bisogno di un’alta adesione alla campagna vaccinale”. Il Ministero della Salute ha disegnato una campagna “vaccinale protettiva”.
“Possiamo adattarla a seconda di ciò che accade nel corso dell’epidemia che, purtroppo, durerĂ almeno alcuni mesi quindi dovremmo al tempo stesso mantenere dei comportamenti prudenti anche durante la campagna vaccinale. Sappiamo che per ora il vaccino migliore che abbiamo avuto è stato il distanziamento sociale, la quarantene e tutte le azioni di lockdown che abbiamo intrapreso fin dall’inizio di questa pandemia. In questo momento stiamo organizzando la campagna vaccinale e gli obiettivi sono quella di utilizzare un vaccino che sia sicuro ed efficace, ridurre la trasmissione del virus, la comorbilitĂ e la mortalitĂ correlata alla malattia da Covid, aiutare a minimizzare i problemi che si creano a livello sociale ed economico, la capacitĂ del sistema a mantenere la sua risposta rispetto all’emergenza e assicurare l’equitĂ nell’erogazione dei vaccini”.
 Â
Le Regioni si stanno programmando per garantire che il piano vaccinale anti-Covid sia efficace. “L’organizzazione prevede delle azioni puntuali che riguardano il trattamento dei vaccini, i punti di diluizione e i tempi di erogazione – spiega Walter Locatelli, Commissario straordinario di Alisa di Regione Liguria -. La prima fase, che prevede la somministrazione dei primi 2 milioni di vaccini, per la regione Liguria sono circa 70mila, vedrĂ il personale sanitario dislocato nei vari punti di erogazione negli ospedali e nelle Rsa. Nel concreto stiamo giĂ operando in quanto sono attivi gruppi di lavori interaziendali La seconda fase riguarda la corretta informazione e sarĂ molto importante, laddove la popolazione piĂą fragile avrĂ difficoltĂ ad arrivare in zona, coinvolgere la medicina territoriale. Come sistema regionale farĂ la differenza poter mettere a disposizione un’organizzazione la piĂą competente possibile, poter discutere e dibattere eventuali dubbi e superarli, accompagnati sempre da una chiara competenza al fine di cercare le risposte per ogni situazione”.
Intenzioni di essere parte integrante della filiera vaccinale arrivano dal territorio attraverso la proposta di progetti. “Crediamo che sotto la supervisione di un medico possiamo vaccinare anche in farmacia per risolvere un problema che sarĂ veramente grosso da gestire: contro l’influenza, pensando di vaccinare tutta la popolazione, 75milioni di persone, per due dosi, fare 130 milioni di somministrazioni nell’arco di pochi mesi sarĂ certamente un problema da gestire con efficacia” spiega Giovanni Petrosillo, presidente Federfarma Sunifar.
“Riusciamo a vaccinare in media dai 500 ai 700 pazienti tutti gli anni per l’influenza – aggiunge il dottor Mauro Ruggeri, responsabile della sede nazionale SocietĂ italiana di medicina generale e delle cure primarie (SIMG) -, quindi se volessimo intervenire sui nostri pazienti, e siamo in 43mila medici sul territorio, potremmo essere in grado, in un arco temporale abbastanza ristretto, di poter fare la vaccinazione almeno al 70% dei nostri assisti”.
 Â
Di fronte a questo scenario, molte altre domande attendono ancora una risposta: gli eventuali effetti collaterali, la durata della copertura dei vari vaccini, il possibile obbligo alla vaccinazione. “Qualsiasi vaccinazione ha effetti collaterali di varia misura, tra i quali anche le reazioni allergiche ma sono estremamente rare – spiega Mauro Pistello, professore di Microbiologia clinica, Dipartimento di Ricerca Traslazionale dell’Università di Pisa -: da reazioni molto semplici, come il prurito nella zona di inoculo, all’orticaria diffusa, alle reazioni sistemiche. La frequenza delle reazioni allergiche gravi, fra le quali le più severe includono lo shock anafilattico, sono estremamente rare. Se un soggetto sa di essere a rischio di poter sviluppare una reazione allergica, probabilmente dovrà essere vaccinato in un contesto in cui possa essere presa in considerazione l’ipotesi del trattamento della reazione allergica”.
“Dobbiamo mantenere l’aspetto di sfiducia verso i nostri assistiti – prosegue il dottor Ruggeri – attraverso una comunicazione corretta. Abbiamo una esperienza sufficiente per poter attivare anche un counseling vaccinale rivolto ai nostri assisti”. “Siamo di fronte a una pandemia globale e la vedo dura la non obbligatorietĂ del vaccino – afferma Leoni – in particolare per quel che riguarda chi svolge un lavoro sociale a contatto con il pubblico. Abbiamo la necessitĂ di avere vaccinati tutti i soggetti sanitari che hanno stretto rapporto con il paziente e ci metto dentro anche gli odontoiatriche che sono quasi 50 mila e lavoro da 45 centimetri dalla bocca del paziente”.
“Se un obbligo vaccinale ci deve essere che sia un obbligo che arrivi da una legge emanata in conformitĂ alla Costituzione e all’iter previsto dalla nostra Costituzione, approvata dal Parlamento – spiega l’avvocato Elena Lomazzi dello studio legale A&A – perchĂ© se così non fosse il rischio è che ci si trovi di fronte ad un provvedimento molto debole, non costituzionale e questo andrebbe ovviamente a creare incertezza ancora piĂą incertezza in un periodo in cui purtroppo i punti interrogativi sono molti”.
