L’infezione da Hiv, se correttamente e tempestivamente trattata, potrebbe diventare una malattia cronica e i malati potrebbero avere un’aspettativa di vita quasi pari a quella del resto della popolazione.
E’ quanto emerge durante una conferenza stampa svoltasi l’altro giorno a Milano. Sono però necessarie e urgenti iniziative di sensibilizzazione e comunicazione sociale sul problema dell’HIV: 8 italiani su 10 non si sentono a rischio di contrarre il virus e rischiano così di esporsi a comportamenti pericolosi.
“La percezione di questa malattia è legata a stereotipi e false credenze e questa carenza di informazioni rischia di penalizzare soprattutto i piĂą giovani”, spiega Isabella Cecchini, Direttore del dipartimento di ricerche sulla salute di GfK Eurisko, responsabile del sondaggio presentato in occasione della conferenza. Eppure la malattia colpisce ben circa 120mila italiani, tra questi il 15-20% non è consapevole. Nel solo 2012 si sono avute oltre 3.850 nuove diagnosi, il 79% uomini. PiĂą della metĂ delle segnalazioni sono pervenute da sole tre Regioni: Lombardia (27,6%), Lazio (14,5%) ed Emilia Romagna (10,4%).
“Una nuova opzioni terapeutica, ora rimborsata in Italia e quindi alla portata di tutti, impedisce al virus di entrare nelle cellule- illustra Giovanni Di Perri, professore ordinario di malattie infettive dell’UniversitĂ degli studi di Torino -quindi, sebbene la cura sia efficace anche quando l’infezione è maggiormente avanzata, una diagnosi precoce offre ovvi vantaggi”.
Si tratta di una monopillola che racchiude in sè 4 principi attivi, compreso elvitegravir, l’inibitore dell’integrasi. Questo prodotto oltre alle sue caratteristiche pratiche, si è dimostrato efficace con un’unica somministrazione (una sola pillola) al giorno. Questo permette anche di migliorare la compliance del paziente.
Anche il test dell’HIV rappresenta uno strumento molto importante, anche se sottovalutato, per individuare subito l’infezione e iniziare precocemente i trattamenti con antiretrovirali ma solo la metĂ degli intervistati (46%) lo indica come possibile strumento di prevenzione e controllo, mentre solo il 3% ritiene vi si faccia ricorso “Non va mai sottovalutata l’importanza della diagnosi precoce dell’infezione. E’ infatti dimostrata la correlazione tra l’inizio delle terapie e l’incremento della durata della vita e la riduzione di comorbilitĂ , perciò è importante favorire una diagnosi precoce, oltre che garantire l’accesso alle terapie antiretrovirali innovative. – dichiara il Professor Andrea Antinori, Direttore Malattie Infettive all’INMI Lazzaro Spallanzani di Roma – Si stima che nel mondo solo la metĂ delle persone con HIV sia a conoscenza del proprio stato. In Italia, su oltre 120mila persone con diagnosi di HIV/AIDS, il 15-20% non è al corrente della propria sieropositivitĂ . Nel 2012 almeno il 50% di nuovi casi di infezione diagnosticati erano giĂ in fase avanzata della malattia”.
Paola Gregori
